Attualità

Body-shaming e cat-calling

Espressioni all’ordine del giorno, forse poco chiare perché inglesi, ma, dal genere femminile, provate di sicuro, se non entrambe, almeno una. Breve lezione concettuale prima di riflettere e di riportare una riflessione di una giovane donna. Il body-shaming è quell’ azione di vergogna che una persona, spesso in fase adolescenziale, prova sul suo corpo, perché coetanei, in genere i cosiddetti bulli, le fanno notare qualche difetto: come se loro fossero perfetti. Corpi a parte, le loro menti non offrono un rassicurante auspicio; il cat-calling, il cui nome è ispirato al miagolio del gatto, indica l’attenzione che un uomo richiama in una donna, anche del tutto sconosciuta, esprimendo o gestualizzando, con un rimando sessuale esplicito.

Un banale fischio non è sempre corrisposto da un sorriso. Non a tutte le donne piace essere al centro dell’attenzione in questo modo e non sono nemmeno da giustificare quelle smancerie nel momento in cui si incrocia una ragazza dall’aspetto carino, che indossa abiti attillati.

Ho molto sostenuto il monologo, a mo’ di lettera, interpretato da Luciana Littizzetto, durante la trasmissione Che tempo che fa: la comica si fingeva una ragazza che spiegava a un potenziale cat-caller cosa significasse sentirsi osservata, con lusinghe, poco importa se raffinate o no, ma invadenti. Le parole utilizzate non sono certo l’ABC del galateo, ma sappiamo come il personaggio di Luciana non crei scalpore in modo banale e, in questo caso, dovendo imitare il comportamento dell’uomo, lo giustificherei, altrimenti non renderebbe quanto sia grave il messaggio che arriva.

L’uomo narcisista, a fatto compiuto, di fronte a una femmina che se ne lamenta, ha spesso il coraggio di ammettere che si trattasse solo di un complimento, anzi che sia lei a essere esagerata nell’ interpretarlo come un’offesa. Ed ecco che scatta l’altra fase di sminuimento implicita: “Sei vanitosa e permalosa”: se la ragazza era già offesa, ora è la sua anima a sentirsi annullata ed occorre molta forza interiore, comunicando il senso di indignazione a coloro che sente più cari, affinché rimanga distaccata da un vortice di bullismo, perché il bullismo non ha età.

In una chiacchierata con una poco più che ventenne, molto diligente e attenta alla famiglia e al lavoro, essendo esposta al pubblico, le vengono rivolte opinioni su aspetti che posso essere definiti “privati”. Uomini di ogni età, spesso over50, che, con la finta di sembrare “burloni”, intraprendono discorsi maschilisti, in cui la giovane può essere coinvolta o no, ma che è “obbligata” ad ascoltare e se si tenta di evidenziare quanto alcune parole possano fare male, il risultato è insoddisfacente, anzi parte l’ennesima e idiota risata.

In attesa di riflessioni che ho invitato a inviarmi sui canali social, con un campione di donne, che va dai 12 agli 80 anni, poiché questo fenomeno accade da sempre, iniziate a meditare e a non accettare più atteggiamenti che possono turbarvi. Parlo alle donne, poiché gli uomini quasi non ne sono protagonisti: è nostro diritto essere soddisfatte di noi stesse e nessuno può insediarsi in uno spazio che il nostro cervello e il nostro cuore non gli consente.

 

 

 

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