La Storia

Napoleone a Pavia (e Alessandro Volta) nel bicentenario dell’ “Ei fu”.

DI ANDREA SARTORI.

2021: bicentenario della morte di Napoleone a Sant’Elena. L’uomo più importante della storia moderna, il cui impatto non ha precedenti dal punto di vista giuridico, politico, militare e anche culturale, che ha lasciato tracce di sé ovunque in Europa, ancora oggi “segno d’inestinguibil odio e d’indomato amor” come scrisse il Manzoni all’indomani della notizia della sua morte. Quest’uomo ha lasciato un’orma profonda anche nella città di Pavia, dove venne più volte anche di persona.

In realtà il primo incontro di Napoleone con Pavia fu traumatico. Siamo nel 1796, e Napoleone non è ancora Napoleone: è il generale Bonaparte, uno dei tanti generali al servizio della Repubblica Francese nata dal sangue di Luigi XVI, seppur il più promettente.

Siamo nella Prima Campagna d’Italia. Napoleone reprime duramente un moto contadino antifrancese. Bonaparte generale non era nuovo a cose come queste: basti ricordare la terribile sorte di Binasco o le “Pasque veronesi”. Inoltre i francesi avevano abbattuto la statua equestre detta “del Regisole”, che probabilmente ritraeva Marco Aurelio, davanti al Duomo per erigere l’albero della libertà (l’attuale Regisole è una ricostruzione di epoca fascista). Ma Pavia non verrà rasa al suolo come Binasco, nonostante un saccheggio di tre giorni: il 25 maggio 1796, presso il Collegio Caccia il generale francese incontrerà il sindaco della città, Camillo Campari, che lo convincerà a risparmiare la città. Il luogo si trova nell’attuale Viale Matteotti al civico 20 e ancora oggi una lapide ricorda lo storico incontro. Il Bonaparte capì però subito le potenzialità della città e, diventato Primo Console di Francia, vi creò la Scuola d’Artiglieria, con annessa fonderia di cannoni in bronzo, la cui sede si trovava nell’attuale caserma dei carabinieri vicino alla chiesa di San Pietro in Ciel D’Oro: nelle intenzioni del Bonaparte Pavia doveva essere la “Prussia cisalpina”.

Napoleone venne una seconda volta a Pavia nel maggio del 1805, mentre si recava a Milano per cingere la corona ferrea dei Re d’Italia. Non era più il generale rivoluzionario del 1796: da sei mesi era diventato Imperatore dei Francesi.

L’Imperatore fu ospite per tre giorni nella villa Botta Adorno, la più bella della città: ancora oggi una delle stanze della villa è chiamata “stanza di Napoleone”. Di solito chiusa al pubblico, è perfettamente conservata con i suoi affreschi e i suoi stucchi.

L’Imperatore si recherà quindi ad assistere ad una lezione del grande Alessandro Volta presso l’Università. L’episodio è stato ritratto dal pittore pavese Romeo Borgognoni in una tela conservata ai Musei Civici. L’episodio è altamente simbolico, essendo stato Napoleone uno dei principali sponsor dell’inventore della pila: lo stesso anno l’Imperatore nominerà l’illustre scienziato e cattedratico a Pavia membro della Legion d’Onore, e più tardi lo insignerà anche dei titoli di conte e senatore del Regno d’Italia.

E l’interesse di Napoleone per le scienze, dimostrato sin dai tempi della sua spedizione in Egitto che sarà alla base della moderna egittologia, è mostrato dall’ultima traccia pavese dell’Imperatore. Stavolta è un suo regalo al Museo di Storia Naturale: un elefante imbalsamato, oggi al museo Kosmos in piazza Botta. Siamo nel 1812, alla vigilia della disastrosa campagna di Russia e del crollo dell’Impero. Con la battaglia di Lipsia tutto finirà, torneranno quegli austriaci che avevano rifondato l’Università sotto Maria Teresa- Alessandro Volta fuggì su una carrozza dal popolo inferocito, prendendosi un’ombrellata in faccia: fu più fortunato del ministro delle finanze napoleonico Giuseppe Prina che, a Milano, fu letteralmente ucciso a ombrellate dalla folla.

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