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La Coscienza di Zeno, il primo romanzo psicoanalitico?

Considerazioni disordinate relative al primo romanzo psicoanalitico nella storia

Oggi mi occuperò di un libro considerato come il primo romanzo psicoanalitico: La Coscienza di Zeno di Italo Svevo. Ritengo alcune precisazioni obbligatorie, dato che le tematiche presenti in questo testo richiederebbero non meno di un tomo di enciclopedia cartacea, ma non mi è possibile occupare tanto spazio. Trattare l’argomento della psicoanalisi genera spesso notevoli fraintendimenti, cercherò di non sconfinare nel tecnico anche per evitare i rimproveri dei colleghi.

 

Prima di dedicarmi al libro di Italo Svevo, desidero far capire il contesto storico culturale in cui è stato scritto il romanzo. La città Trieste può essere considerata a tutti gli effetti la culla della psicoanalisi in Italia. Siamo nel 1923, questa città è diventata italiana da pochi anni, prima era stata l’importante porto dell’Impero Austro-Ungarico. In essa viveva e lavorava come psicoanalista Edoardo Weiss, allievo di Freud, il quale teneva un circolo al Caffè Garibaldi, in pieno centro storico. In questo bar si ritrovavano Umberto Saba, Giani Stuparich, Italo Svevo e altri.

 

Svevo conosceva bene la psicoanalisi. Nel 1918 aveva provato a tradurre dal tedesco un’opera di Freud (Über den Traum, Il sogno), inoltre, Bruno Veneziani (suo cognato) fu analizzato da Sigmund Freud a Vienna tra il 1912 e il 1913. La figura del cognato è quella da cui è stata tratta l’ispirazione per il personaggio di Guido Speir, il marito della bella Ada Malfenti, nel romanzo è il cognato di Zeno Cosini.

Nella coscienza di Zeno sono descritte per la prima volta nella storia della letteratura uno psicoanalista, un suo paziente, la stanza di analisi. L’espeditene narrativo prevede due autori, in quanto nello scritto la prefazione è del dottor S. (lo psicoanalista) mentre le successive pagine sono tratte dal diario di Zeno Cosini (paziente). La pagina scritta dal dottor S. è un testo che ogni docente di psicologia dovrebbe proporre ai propri studenti, in quanto in esso sono narrate tutta una serie di azioni che uno psicologo non dovrebbe mai compiere. La più evidente e clamorosa consiste nella volontaria violazione della privacy del paziente; gesto che prevede l’intervento dell’Ordine degli Psicologi nonché dell’autorità Garante della Privacy. Sappiamo bene che è antistorico applicare istituzioni e prassi moderne (del 2021) ad un romanzo del 1923. Svevo però era ben consapevole delle forzature da lui introdotte, infatti attribuisce professor S.la seguente considerazione: Debbo scusarmi di aver indotto il mio paziente a scrivere la sua autobiografia; gli studiosi di psico-analisi arricceranno il naso a tanta novità.

Senza il sopracitato espediente narrativo non sarebbe stata possibile la scrittura del romanzo, quindi procediamo. Professor S. allude a Sigmund Freud, non solo per la voluta coincidenza dell’iniziale del nome (S puntato), ma anche del titolo di professore (all’epoca assegnato tramite autorizzazione imperiale, nel caso specifico del noto imperatore Francesco Giuseppe). Ritengo però doveroso precisare che il commento di Edoardo Weiss relativo alla Coscienza di Zeno, nonostante gli evidenti riferimenti al fondatore della psicoanalisi sia stato: “quel libro non c’entra nulla con Freud” .

Rendo noto ai lettori che “Il caso Veneziani” è stato un interessante quanto clamoroso fallimento terapeutico. Veneziani è stato un paziente particolarmente complicato. Egli era un omossessuale paranoide, (per i canoni di Freud apparteneva alla categoria dei pazienti incurabili). Dopo circa un biennio di cure e notevoli spese, Svevo e la famiglia rimasero di stucco quando Freud suggerì loro di dare al cognato dei soldi e spedirlo in un luogo molto lontano da Trieste.

Questo episodio della vita personale ha sicuramente segnato Svevo, il quale nel romanzo è piuttosto critico nei confronti della psicoanalisi. La principale ironia da lui attuata ha come oggetto la famosa U.S (ultima sigaretta), sarà uno delle tematiche principali ricorrenti del romanzo. Zeno è andato dal dottore per smettere di fumare, ma non riuscirà. Tutto il romanzo è imperniato sulla malattia di Zeno, la quale non consiste solo nella dipendenza dal tabacco. Zeno è psicosomatico, tutto il libro presenta vari esempi di quest’altra sua patologia. Sua moglie Augusta è definita: la balia sana. Questa donna non fornisce particolare credito alle continue lamentele di Zeno,  la sua salute e la sua poca avvenenza sembrano essere un valido aiuto. Come se la sanità potesse essere contagiosa. D’altronde è l’unica delle sorelle Malfenti che va a tempo con lui (suonando il piano mentre Zeno “strimpella” il violino.

Accenno brevemente l’intricato rapporto tra Zeno e Il padre e come questo passi attraverso il fumo (furto del sigaro, sigarette).

Nel romanzo tra lui e Guido (Speier) si crea una competizione fallica. Davvero spassoso è il primo incontro con Guido, in cui emerge come nonostante il cognome di origine tedesca del futuro cognato (Speier) egli appartengo ad una famiglia italiana da generazioni. Ma non è tutto, parla anche con accento toscano, l’essenza dell’Italia, mentre a lui e ad Ada non rimane che il nostro dialetaccio (il triestino).

Svevo ha sempre prestato notevole attenzione ai nomi. All’ anagrafe egli era Aron Hector Smith. Nome che indica chiaramente le sue origini ebraiche e tedesche. Non a caso scelse lo pseudonimo di Italo Svevo, in quanto sentiva di appartenere sia alla cultura italiana sia a quella tedesca. Smith si rifà ad una nota stirpe di imperatori tedeschi: gli Svevi. Tra di essi Federico II, Stupor Mundi. Come già scritto sopra è anacronistico giudicare con i canoni attuali eventi passati ormai da secoli. Con una certa ironia possiamo però ribadire, come sottolineato da molti storici (anche di origine teutonica) che il ”miglior” imperatore tedesco è stato un italiano (in quanto Federico II è nato a Jesi. All’epoca la casata degli Svevi governava il sud Italia e la Sicilia). Questa attenzione riguardante i nomi si ritrova nel protagonista: Zeno Cosini. Nome corto e cognome che fa capire la poca sostanza del protagonista; cosini, cosa da poco, incapace. La moglie appartiene alla famiglia Malfenti, cognome che fa capire come il padre sia un vero e proprio imbroglione, tanto da rifilare al socio di affari Zeno una moglie brutta.

Rimando i lettori ad uno spassoso episodio presente  nel libro, nel capitolo 5 Storia di un’associazione commerciale . Dopo che Guido e Zeno hanno creato una società di spedizioni, assunto una segretaria solo per la sua avvenenza (diverrà l’amante di Guido), il cognato di Zeno si suicida. Il giorno del funerale Zeno si presenta nella chiesa ortodossa presente a Trieste. Non è il luogo giusto, in quanto il funerale di Guido si celebra in quella cattolica. In psicoanalisi l’azione appena descritta si chiama atto mancato (oggi forse è più utilizzata la terminologia anglosassone acting out). L’atto mancato si verifica quando un paziente, invece di comprendere le proprie emozioni le agisce. Nel romanzo Svevo esprime chiaramente il significato di quest’azione compiuta da Zeno, anche per chi non conosce bene la psicoanalisi:

(parole di Augusta sorella di Ada, moglie di Guido):

<< Come hai fatto a mancare al funerale? Tu, l’unico uomo della nostra famiglia?>>

Ada :

<< Ed io ti scuso per non essere venuto al suo funerale. Tu non potevi farlo e io ti scuso. Anche lui ti scuserebbe se fosse ancora vivo. Che avresti fatto tu al suo funerale? Tu che non l’amavi?>>

Lascio al lettore tutto il piacere della lettura dell’ultimo capitolo,  l’ottavo, intitolato Psico analisi, il quale contiene alcune acute considerazioni sulla condizione umana:  Ma l’occhialuto uomo ,invece ,inventa gli ordigni fuori del suo corpo e se c’è stata salute e nobiltà in chi li inventò, quasi sempre manca in chi li usa. Gli ordini si comperano ,si vendono e si rubano e l’uomo diventa sempre più furbo e più debole…forse traverso una catastrofe inaudita prodotta dagli ordigni ritorneremo alla salute.

Se pensate che queste righe sono state scritte nel 1923, ( circa cento anni fa) dopo la bomba atomica e ai tempi del coronavirus paiono essere state davvero profetiche:

 

 

Auguro a tutti buona lettura

 

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