Personaggi

Quell’ occhio che ti osserva: il fenomeno “Ferragni”

La tanto discussa digital business woman, che fece scalpore con il suo vecchio blog, promosso dall’ex-fidanzato, dopo circa dieci anni di distanza, si è conquistata uno degli obiettivi cui ambiva: un lavoro nel settore della moda, in particolare la possibilità di disegnare una sua linea di abiti e di accessori. Possiamo confermare che qualche competenza l’aveva, anche fosse stata single. Nel nostro Paese, sembra ancora difficile accettare che una “femmina” possa comprendere l’universo manageriale. Oggi, l’attuale marito si occupa di altro. Insieme condividono le cause sociali, come le donazioni effettuate nel momento più oscuro della pandemia.

Chiara sembrava essere una moda del momento, ma, da influencer, lemma con accezione negativa, oggi, è molto di più. Non riesco a definirla imprenditrice digitale, poiché mi sembra poco esaustivo. Mamma di due splendidi bambini, quando veste con alcuni capi e indossa accessori sbarazzini, sembra un’adolescente, con un profitto personale, che calcola una quota pari a 200.000 di euro annui. Ora, chiedo ai più scettici se, comprendendo il loro disappunto, poiché non istruiti in un contesto informatico, riescono a farsi convincere da questa cifra: la matematica non è un’opinione e la società sta cambiando. Le nuove generazioni, nella riservatezza comunque del proprio corpo e dei propri valori, dovranno profilarsi in Rete o, sembra assurdo, sarebbe come “non esistere”. In altre parole, l’anagrafe del Comune di residenza è una formalità: quella virtuale è la carta più efficiente da giocare.

Mi ha colpito che, nella profumeria Douglas, negozio fisico scelto come punto di vendita del make-up, alcuni accessori, come il mascara Eye-iconic e l’ highlighting blush Blush me up sono già sold out. L’immagine del prodotto ha la sua rilevanza, come anche le sostanze antiallergiche ed efficaci nell’aderire alla pelle, ma anche l’ abilità innata che ha la giovane nel coinvolgere le ragazze è un valore aggiunto. Simpatico è il logo, creato nel 2015. Un’ occhio, ben definito nei dettagli, con l’iride azzurra, come quella della sua “proprietaria”. Oggi, come accade con altri brand, non è necessaria la firma di Chiara, sotto, poiché esso viene riconosciuto sia a livello nazionale sia internazionale.

Non sarà paragonabile a Coco Chanel, ma, dopo questo impegno, mi sembra doveroso un qualche riconoscimento: mi è stato confermato da studenti universitari, che l’hanno “esaminata” come case-study, in alcuni corsi ad indirizzo economico.

Se qualcuno rimane ancora perplesso, non posso imporgli la mia idea, ma, da trentenne, risuona quella pessima espressione inglese, cozy, che ci venne affibbiata qualche anno fa, ai giovani che non si impegnano nel cercare un lavoro e hanno alte pretese. No, non tutti pensiamo di arrivare a budget vertiginosi, ma con un po’ di fiducia anche da parte degli adulti, famiglia, docenti e datori di lavoro, possiamo brillare anche con le nostre competenze, innescando in noi l’ambizione a migliorare.

Ora, Chiara non è più giovane come prima, ma la vediamo ragazzina, se la consideriamo già presente nelle classifiche della rivista Forbes, come professionista nella Digital Economy.

Lascia un commento