Addio Alice, addio Ellen

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KESSLER, DUE CORPI ED UN’ANIMA

Un binomio indissolubile, nella nascita, nella vita e nella morte. Alice ed Ellen Kessler hanno scelto nella giornata di ieri di sigillare la loro unione, ricorrendo alla procedura del suicidio assistito, che in Germania (Paese sotto questo profilo assai più evoluto del nostro) è pienamente consentito. Con il loro gesto (da qualcuno definito come sconvolgente o assurdo ma a mio parere invece del tutto comprensibile e naturale) le gemelle più famose dell’Etere ci hanno ancora una volta ricordato che la Morte non sempre è quella maledizione che molti rimuovono, ma la nostra ombra, il nostro compagno segreto, con il quale quotidianamente dobbiamo fare i conti e che paradossalmente vivacizza e motiva le nostre vite.
Si può vivere da “morti” anche a cinquanta, sessant’anni, mentre si può morire da ” vivi” persino a novanta. La nostra età biologica non coincide con quella psicologica: sìcchè assistiamo al fenomeno di persone mature ma certo non ” vecchie”, che vivono rassegnate, senza più iniziative, motivazioni od entusiasmo, trincerandosi in una zona confort, adducendo come se fossero decrepite, la scusa dell’ “età”, come alibi per giustificare la loro fondamentale indolenza.
Al contrario, vi sono uomini e donne molto anziani, che pur consapevoli di stare ” morendo” ( intendo qui il morire come processo che giorno dopo giorno ci accompagna fin dall’infanzia), brillano di intraprendenza, di vivacità intellettuale e soprattutto non demordono mai.
Alice ed Ellen Kessler (come altri anziani di valore), hanno pianificato la fine della loro esistenza, forse perché paradossalmente l’hanno sempre amata, nel successo, come nel declino, forti del loro legame indissolubile, l’unico, per loro stessa ammissione, di cui hanno goduto. Il loro essere sorelle e per di più gemelle, ha reso insopportabile l’idea che l’una potesse sopravvivere all’altra, sola e abbandonata al proprio insopportabile dolore. E quando hanno compreso che la vita non avrebbe potuto donare più nulla di stimolante, hanno deciso di fondere i loro destini e le loro ceneri con un gesto definitivo, ritornando a quella comune “Itaca”, dalla quale tutto era iniziato.
Scelta che tutti noi dovremmo avere la possibilità di compiere, se solo vivessimo in un “Contesto” che privilegiasse la qualità della vita, rispetto alla cruda e oggettiva materialità dell’esistenza.

di Fabrizio Uberto

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