Figc. Antonio Conte vince la 34ª edizione della Panchina d’oro

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Alla fine non poteva che essere Antonio Conte il vincitore della 34ª edizione della Panchina d’oro. L’attuale tecnico del Napoli è stato votato infatti dai propri colleghi quale miglior allenatore della scorsa stagione di Serie A, in cui ha condotto la squadra partenopea allo scudetto. Per l’ex Ct azzurro si tratta della quinta Panchina d’oro della sua carriera (oltre a questa, ne aveva vinte tre da guida tecnica della Juventus e una all’Inter) e del settimo riconoscimento in totale ottenuto dal Settore Tecnico (comprendendo la Panchina d’oro Serie B per la stagione 2008-2009 alla guida del Bari e per quella ‘speciale’ ricevuta nel 2018 per il trionfo in Premier League al Chelsea della stagione precedente): nessun altro allenatore ha ricevuto così tanti premi personali. “È sempre un piacere immenso ricevere questo premio, perché è frutto del voto dei colleghi, di chi sa cosa significa essere e fare l’allenatore ogni giorno – ha sottolineato Antonio Conte dal palco dell’auditorium di Coverciano -. Un premio da condividere con i calciatori che sono stati protagonisti della bellissima impresa della scorsa stagione, con lo staff, con tutte le persone che lavorano per il Napoli e con il mio club”.
“La Panchina d’Oro è una delle più belle e significative tradizioni del calcio italiano – ha evidenziato il presidente federale Gabriele Gravina, presente alla cerimonia della Panchina d’oro insieme ai vertici istituzionali del calcio italiano -. Un premio che dà grande orgoglio al movimento, ed è molto bello vedere questo parterre di tecnici scambiarsi le proprie esperienze, la propria passione. Sono 34 anni che il Settore Tecnico organizza questo evento: un Settore Tecnico che rappresenta una parentesi importante della mia formazione calcistica accanto a un’icona come Enzo Bearzot. Il Centro Tecnico di Coverciano rappresenta poi un’eccellenza di cultura e formazione calcistica a livello internazionale. Il calcio si evolve rapidamente: quando c’è questa grande evoluzione, la formazione non è un’opzione ma un dovere. Bisogna raccogliere tutte le energie legate alla conoscenza per dare qualcosa in termini di rispetto a chi il calcio lo pratica”.