L’incanto del Natale sussurra alla materia ciò che da sola non osa dire
Nell’aria già vestita del chiarore delle feste natalizie, quando Pavia comincia a risuonare di campane, di passi rallentati e di desideri che si destano come luci nelle finestre, la galleria Tekimara apre le sue porte. L’evento sa intrecciare filosofia, arte ed emozione con la delicatezza di una neve che cade senza fretta, trasformando l’inaugurazione della mostra Materia Assenza in un’esperienza che sembra respirare insieme al pubblico. La location accoglie i visitatori mostrando l’intera esposizione e chiedendo metaforicamente agli stessi di:
guardare una forma,
descrivere ciò che vedono,
ma soprattutto ciò che vedono dentro.

Il professor Mario Castini ha aperto il cammino con un racconto che profumava di memoria e infanzia, richiamando la storia immortale del Canto di Natale e intrecciando la metamorfosi di Ebenezer Scrooge con il percorso dell’umanità, che da sempre cerca un varco verso il sacro. Un varco che nasce dalla paura, si nutre dell’ego e si giustifica nella necessità, una tensione che trova riflesso nelle antiche simbologie delle confraternite iniziatiche e nella costante aspirazione dell’uomo a dialogare con la morte per renderla meno oscura. Le sue parole hanno risvegliato in tutti la consapevolezza che il desiderio di comprendere ciò che supera la materia è un filo che attraversa i secoli e continua a orientare le nostre domande più profonde.

Il professor Gianpaolo Azzoni ha proseguito conducendo il pubblico nel cuore concettuale della mostra, raccontando come l’arte abbia sempre giocato sulla soglia tra ciò che si vede e ciò che sfugge, ricordando che ogni grande scultore ha liberato l’essenza togliendo materia e lasciando che fosse l’assenza stessa a rivelare ciò che già dormiva nella pietra. Oggi l’uomo si confronta con la propria nuova creatura e guarda all’intelligenza artificiale con una miscela di timore e fascinazione, proiettandovi quell’antica e mai sopita voglia di superarsi. Alla domanda se sia corretto definire “intelligenza” ciò che l’uomo ha generato, il professore ha risposto che il nome non è improprio, ma improprio può diventare l’uso che se ne fa, un monito necessario in un’epoca in cui l’uomo rischia di dimenticare la misura del proprio stesso creare.
A rendere ancora più vibrante l’atmosfera sono stati gli artisti presenti, cuori pulsanti della rassegna e veri costruttori del dialogo tra materia e vuoto. Caterina Tosoni, Alessandra Kidd Shaw, Daniele Montera, Dario Tironi, il Marchese Matteo Borioli e Marta Beretta hanno offerto un ventaglio di linguaggi che spazia dall’installazione alla scultura, dalla pittura alla contaminazione più ardita, consegnando alla città opere che sembrano nascere dal silenzio per trasformarlo in rivelazione. Le loro creazioni hanno avvolto i visitatori come un coro sommesso, ognuno con la propria voce, ognuno con una verità che si concede solo a chi accetta di sostare.

A fare da custodi di questa atmosfera densa e luminosa il Marchese Domenico Borioli e il padrone di casa l’architetto Marco Fontana . Il Marchese, con il suo fascino nobiliare e artistico, ha conferito al vernissage una grazia antica capace di risplendere tra le luci natalizie, mentre Marco Fontana, interprete dello spazio, ha modellato Tekimara in un luogo in cui lo sguardo potesse aprirsi senza esitazioni, trasformando la galleria in una soglia percettiva in cui tutto era possibile.

Così, mentre fuori le vie del Corso Carlo Alberto si riempivano del ritmo dell’inverno e del profumo di attesa che solo dicembre sa donare, Materia Assenza ha regalato a Pavia un’esperienza che continuerà a vibrare fino al nove gennaio. Tutto ciò diventerà un invito gentile a domandarsi dove finisca la materia e dove cominci l’immaginazione, un gesto che accompagna la città nel cuore delle feste con la promessa che ogni vuoto contiene una presenza e che ogni presenza, se ascoltata con il cuore leggero del Natale, può rivelare ciò che davvero siamo.
“In questo cammino di forme e silenzi, il Natale ci ricorda che l’essenza è ciò che resta quando tutto svanisce.”
