In cielo si è spenta una Stella

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Diego Armando Maradona (nato a Lanus il 30 ottobre 1960, morto a Tigre il 25 novembre 2020), perfetto in campo, quasi una divinità, non riusciva a gestire la sua vita fuori dal rettangolo di gioco, muore a 60anni. Sapeva organizzare la sua preparazione sulle note della canzone “life is life” Eccezionale la sua capacità calcistica, compresa “la mano de Dios”. Nell’incontro Inghilterra Argentina nel 1986, scarta 5 avversari e portiere, quasi una rivincita del suo paese dopo la batosta navale subita, per le Malvinas, dall’Argentina con gli Inglesi. Anche per il Napoli ha riscattato, lo ha reso eguale ed anche di più con la vittoria del Campionato Italiano. Era Argentino per nascita, Napoletano, dicevano, uno scugnizzo più napoletano di lui non c’è.  Ha portato il Napoli a livelli mai raggiunti, alla vittoria del Campionato, riscattando la Sua Città, quelli che chiamava “il Suo Popolo”. Meno fortunata invece, la gestione della sua vita fuori del rettangolo di gioco. Grave l’incidente di gioco a Barcellona che causò la riduzione del 30% delle capacità motorie della caviglia.  Dipendente da cocaina dopo l’infortunio patito, diceva “chissà che gioco sarebbe stato senza cocaina”. Maradona, il suo obiettivo era trovare nella gente un sorriso, il suo credo. “Io sono la gente, senza la gente sono nessuno, sono cittadino di Napoli” in linea  con i tifosi Il giorno dello scudetto, hanno affisso nel cimitero uno striscione “che vi siete persi”.  Un prestigioso giornale Brasiliano “El Globo” lo decantava, dopo la vittoria del Mondiali di Calcio “il più umano degli dei, un uomo che ha dato dignità agli ultimi “(ha portato l’Argentina a vincere la Coppa Mondiale 1986 e il Napoli, lo Scudetto nel 1986/87 (senza di lui non li  avrebbero mai avuti), aveva tatuato il “Che” sul petto ed era amico personale di Fidel Castro.  Da buon cristiano è venuto a Roma per un incontro con papa Francesco, suo conterraneo e qualcuno dice per chiedere una apertura per il suo amico Fidel Castro.  Ho incontrato Diego Armando Maradona, in Plaza de la Revolution a La Havana, mentre partecipavo ad un scambio culturale sportivo, al Ministerio de Educacion de Cuba, ho avuto la fortuna di incontrare “el pibe de oro” lì recatosi per fruire di cure sanitarie specialistiche messe a sua disposizione dal “su amigo Fidel”. I grandi campioni sono difficili da giudicare, lui era un uomo buono e generoso, uno sopra le righe, era anche severo giudice di se stesso, sapeva di aver toccato il fondo più volte specie con la famiglia, ma i suoi errori li ha pagati.  Un grande giocatore, lo hanno visto tutti, compresa “la mano de Dios”, ma anche un amico meraviglioso che sapeva motivare, sostenere moralmente in campo e nella vita, amici e avversari, aveva tanti problemi di salute da parecchi anni, andava a curarli dal suo amico Fidel a Cuba.  Spesso veniva paragonato a Pelè ma tra i due vi era una grande differenza. Pelè aveva una grande squadra al suo servizio, mentre Maradona era la squadra.  Maradona era genio e sregolatezza in tutto. Sulla terra la morte sana ogni colpa, la terra copre ogni peccato, al Padre per lui e per tutti invochiamo Misericordia e non Giustizia.

 

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