La Giornata Mondiale della Coscienza

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L’ONU invita la popolazione mondiale a celebrare la seconda Giornata Internazionale delle Coscienze, decisione presa nel 2019, prima che il virus abbia dato una ragione in più di riflettere sulla qualità di come siamo e di come ci sapportiamo con il Prossimo, incluse le inutili guerre combattute da anni, che sono solo cause di morti, spesso innocenti, e non di soluzioni efficaci.

L’ articolo 1 che apre la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani afferma “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”, l’Art. 18 statuisce invece che “Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare di religione o di credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, e sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell’insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell’osservanza dei riti”.

Il primo comma dell’Art. 9 della Convenzione europea dei Diritti Umani ribadisce che “Ogni persona ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare religione o credo, così come la libertà di manifestare la propria religione o il proprio credo individualmente o collettivamente, in pubblico o in privato, mediante il culto, l’insegnamento, le pratiche e l’osservanza dei riti”.

La Costituzione italiana, pur non comprendendo esplicitamente nel proprio testo il vocabolo Coscienza, sancisce implicitamente il diritto all’obiezione (e quindi all’esercizio) di coscienza, negli articoli 2, 19 e 21 della carta stessa.

Se pensiamo al concetto di Coscienza, ci ricordiamo che, nelle lezioni di catechismo, in preparazione alla Prima Comunione, ci veniva insegnato a fare “l’esame di Coscienza”, ovvero un pensiero su tutto quello che, di positivo e di negativo, abbiamo commesso, per prepararci alla sacramento della Confessione.

Fornire una definizione di Coscienza non è facile: essa è correlata all’ inconscio, però la si preferisce pensare come un concetto a sé stante e desumibile da cinque significati, secondo Dennet, nel 1991

consapevolezza sui processi mentali;

maggiore o minore vigilanza su sistema;

capacità di riflettere su sé stessi;

funzione attributiva di un segno a ogni esperienza;

comunanze con la dimensione morale spirituale

La prima definizione è quella cui dobbiamo maggiormente prestare attenzione, perché ci permette, anche se non dipende solo da noi, di realizzarci e di distruggerci. In un periodo come questo, l’imperativo è proseguire in qualche modo, con un minimo livello di soddisfazione.

Un concetto freudiano che, molto spesso, influisce sul benessere della coscienza è, come accennato prima, l’inconscio umano: esso è costituito da desideri repressi, quindi non realizzati nel nostro passato e, seppur nascosti sotto la Coscienza, essi possono apparirci in sogno, manifestandosi a livello onirico o provocarci disturbi psichici e, in questo caso, contattare uno specialista, poiché molte situazioni possono complicarsi. “Inconscio” è presente nei testi di Cartesio, Locke e Leibniz, ma, a portarlo all’ apice della sua funzione, è stato Sigmund Freud, che venne definito “Il Padre della psicanalisi”.

La parte più curiosa dell’inconscio è che esso riesce a comunicare con il mondo esterno, inviando messaggi che possono essere: verbali, grafici e gestuali. Il materiale psichico, in esso contenuto, se emerge, permette all’individuo razionale di riflettere sulle proprie azioni, domandandosi se sta proteggendo la propria Coscienza.

In un anno di parole vaghe, rabbia e silenzio, abbiamo interpellato numerose volte,  forse inconsapevolmente, la Coscienza, ma non poteva esserci di molto su aiuto, poiché la nostra mente non aveva messaggi definiti da inviarle ed il motivo per cui ci sentivamo e ci sentiamo “frastornati” è la mancanza di chiarezza, da parte di coloro che, dopo oltre un anno, avrebbero dovuto avere gli strumenti per farlo.

te è quello di pire nostra esistenza di azioni positive perché in un periodo di crisi economica e sociale esse rappresentano le fondamenta per una ricostruzione a livello mondiale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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