Riflessioni dello scrittore Fabrizio Uberto
Di fronte alle mistificazioni ideologiche…
Tavoli negoziali, guerriglie, cessate il fuoco. Queste le primizie di un menu’ mediatico, che tv e media vari ci propinano ogni giorno. Un occhio attento però non può esimersi dall’intravedere in questi eventi, un elemento di palese finzione. In altre parole si ha la sensazione che nulla sia veramente come sembra, o, quantomeno, che le vere cause di certi fenomeni siano artatamente nascoste.
Pensiamo ad esempio al “cessate il fuoco” o “ipotesi di pacificazione”, raggiunto tra il Presidente Usa e quello israeliano ( con il supporto dei principali Stati arabi) e Hamas.
Si è trattato di un notevole spettacolo mediatico, nel quale fiumi di vanagloria e narcisismo autocratico si sono riversati su opinioni pubbliche rietenute a torto tutte boccalone. Uno spettacolo, che per quanto lodevole nei suoi intenti, sa ancora una volta di fuffa, perché non ha una vera contro parte e non affronta per nulla il problema della costituzione di uno Stato palestinese. Un esito ancora, nel quale si è fatta risaltare la sola parte ” egoica”, e non invece quella solidaristica, espressa dalle grandi manifestazioni di piazza dei giorni scorsi.
Ciò detto, esaminiamo invece il caso dell’ultimo sedicente corteo “pro pal”, svoltasi ad Udine in occasione della partita di calcio Italia-Israele. Vogliamo davvero credere che a buona parte dei suoi partecipanti interessasse qualcosa della causa palestinese? Assolutamente no. Poiché si è evinto chiaramente da immagini e resoconti, che si è trattato solo di un’esibizione muscolare, a suon di molotov e di sanpietrini, da parte dei soliti violenti ( alcuni centri sociali e black bloc), il cui unico obiettivo è quello ( a compensazione della propria inesistente personalità) di scagliarsi contro qualsiasi forma di autorità e di mettere in crisi l’ordine pubblico.
Ora l’interrogativo sorge spontaneo: qual’è il vero motivo per il quale una guerra non finisce realmente o una manifestazione di piazza diventa ricettacolo di esaltati di ogni risma?
La risposta la possiamo trovare nell’avvincente documentario sulla vita e dottrina del Dalai Lama, ” La saggezza della felicità”, uscito in questi giorni nelle principale sale italiane.
Secondo Tenzin Gyatso, alla radice di guerre, violenze e sopraffazioni di ogni genere, si staglia sempre l’Ego e le sue degenerazioni. Sono quest’ultime a provocare non solo feroci volontà di potenza, ma anche a favorire un continuo discrimine tra ” noi” e ” gli altri”, all’insegna del razzismo e della prevaricazione.
In altri termini, in più di duemila anni di Storia, non si è ancora metabolizzata l’idea che siamo tutti esseri umani, interconnessi e accomunati dal desiderio di non soffrire e di essere felici.
Ne consegue, secondo lo scrivente, che finché quest’ipertrofia dell’ego non sarà sconfitta, attraverso la compassione e il riconoscimento della pari dignità di ogni nostra ipotetica contro parte, non si potrà mai addivenire a paci durature né a proteste improntate all’onestà intellettuale.
Fabrizio Uberto.
