Le lezioni di calcio e di vita di mister Sacchi

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Un sano esercizio, che fa bene a quanti hanno a cuore lo sport meraviglioso che è il calcio, è quello di  rispolverare di tanto in tanto, la saggezza e la competenza che traspare dalle interviste rilasciate da Arrigo Sacchi. Specialmente quanti si occupano di settori giovanili possono trarre utili consigli dalle sue parole. Eccone una delle più significative :
“Ho avuto tanta fortuna nella mia vita. In tanti pensano che la più grande fortuna sia stata quella di avere dei grandi giocatori. Ma prima di tutto, invece è stata quella di trovare delle società serie, ben organizzate, con delle pianificazioni a lungo termine, con la pazienza. Le mie partenze sono sempre state disastrose. Anche perché se vuoi costruire una baracca, non servono fondamenta profonde. Ma se vuoi costruire un grattacielo devi farle e non è sempre facile e veloce. Chi ha conoscenze, lavora con i giovani. Perché i giovani sono più recettivi, hanno più entusiasmo, hanno più generosità, hanno una capacità di apprendimento migliore. Chi non ha conoscenze, non può prendere i giovani.
Se sei condizionato dal successo e dai soldi, ben che vada hai messo delle barriere insuperabili perché tu possa esprimerti completamente. I soldi e il successo devono essere una conseguenza e non un fine. Il fine deve essere la passione per quello che fai, il perfezionismo che hai, la volontà di migliorarti, la certezza che tu possa fare di più e meglio. Nell’antica Grecia, la cultura del perfezionismo era alla base di ogni ambito della vita. Dopo seguiva l’eccellenza, che significa che anche dopo una vittoria, devi importi di cercare di superarti e fare meglio. Ho sempre pensato che l’ossessione fosse arte, ho sempre pensato di dare tutto senza risparmiarmi.  Nel Milan avevo trovato prima di tutto una società importante e strutturata, dove avevi un senso di appartenenza, una società che non mi ha mai tolto autorevolezza, una società che aveva un obiettivo grande, un grande sogno. Quando arrivai Berlusconi mi disse: ‘dobbiamo diventare la migliore squadra del mondo’. Gli risposi ‘può essere frustrante e anche limitativo’. Quando la rivista britannica World Soccer, la bibbia del calcio, stabilì che il Milan del 1989 era stata la miglior squadra di ogni epoca, dissi a Berlusconi : ‘Ha visto perché poteva essere limitativo essere i migliori del mondo?’ Non dobbiamo mai porci limiti : il nostro obiettivo non deve essere vincere, ma fare le cose bene”. Per me i soldi non erano importanti. Quando divenni rossonero presi meno di quanto percepivo al Parma. Firmai in bianco, premiai il loro coraggio. Per me importante era insegnare calcio, dare un’idea di gioco importante, creare qualcosa che fosse armonioso”.

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