
Biografia dell’autrice
Liliana Scoccimarro, nata e residente a Milano, figlia di madre belga e padre pugliese, è cresciuta in un ambiente eterogeneo e cosmopolita.
Ha lavorato in banca e svolto attività sindacale, ricoprendo ruoli dirigenziali provinciali e nazionali. Prevalentemente impegnata nel riconoscimento della donna nel lavoro, è stata Responsabile del Coordinamento Nazionale Femminile della FABI dal 2000 al 2004.
Ha predisposto e realizzato Progetti
Europei Transnazionali di azioni positive per le lavoratrici nel settore del credito.
Ha collaborato alla stesura di
pubblicazioni sindacali, dal 1986 al 2004 ha curato la pagina dedicata alle politiche femminili sul periodico La voce dei bancari.
Nel 2023 ha pubblicato La Panchina Racconta, scritto insieme a Fulvia Aldegheri. Ha partecipato a concorsi letterari e un suo racconto è stato selezionato per l’antologia Racconti
Lombardi 2025, edito da Historica.
Coniugata con due figli, ama le favole, i gatti e la musica.
Sinossi
La storia di Lara e Marco si snoda su due binari temporali diversi. Il presente “abbraccia” la narrazione dagli estremi del libro, prologo ed epilogo, svolgendosi “nel tempo di un film”, e si fa sentire negli spezzoni, all’inizio di ogni capitolo o cambio scena,introducendo flashback, in modo dilatato, per poi guadagnare velocità pian piano che la dimensione temporale si ricongiunge a quella presente.
Anno 2023. Lara è una donna in crisi. Nell’autunno della sua vita, il suo matrimonio con Riccardo sta fallendo. Silvia, l’amica del cuore, invita Lara a una mostra di quadri surrealisti per distrarla. Alla biglietteria incontrano Marco, il primo amore di Lara. I due si riconoscono, si parlano rimanendo nell’atrio davanti al manifesto della mostra, che funge da portale; tornano con la memoria al loro amore, sbocciato nel 1980 sulle note della canzone di Bennato “L’Isola Che Non C’è”.
In quell’anno Lara, ventunenne, lavora come impiegata in banca e studia Lettere; Marco è un giovane architetto pieno di ambizioni, che vuole vivere senza legami. Il loro approccio iniziale è di attrazione mista a diffidenza; poi una gita in montagna li avvicina. Lara vede in lui il suo Peter Pan, che le insegnerà a volare nella vita. Lei è innamorata, mentre lui prende le cose più alla leggera, dividendo il suo tempo tra Lara, gli amici, e una relazione di puro sesso con altre donne. L’atteggiamento di Marco ha la sua radice in una delusione del passato, al momento sottaciuta.
Lara subisce poi un tentativo di violenza da parte di un amico e questo incide anche sul rapporto con Marco. Lui comprende il cambiamento e la freddezza della ragazza, solo quando Lara gli rivela l’accaduto, e l’aiuterà a guarire dalla sua ferita interiore. In questa fase l’amore tra i due si intensifica; Lara torna a fidarsi di Marco e Marco abbandona gradualmente il vecchio ambiente per stare vicino alla ragazza.
Però, quando Lara gli regala un bracciale con il nodo d’amore, Marco si spaventa di fronte alla prospettiva di un legame, e inventa un modo per far finire la loro storia.
Lara e Marco si salutano nel museo; lei inizia il percorso della mostra, e alcune opere la riportano ad un capitolo della sua vita.
Marco torna a casa con i mezzi pubblici e le fermate della metropolitana richiamano in lui alcuni episodi successivi.
Le due vite proseguono parallele, sfiorando un incontro fortuito.
Dopo un lungo periodo di crisi, Lara, sostenuta dalle amiche Silvia e Marina ricomincia a vivere; conosce Riccardo che la conquista con la sua dolcezza e sicurezza. I due si sposano. Lara entra nel sindacato aziendale e vi si dedica. Ottiene successicontribuendo a migliorare la condizione delle donne nelle banche. Ha tre figli: due gemelle e un maschio; vive con gioia il suo matrimonio. In seguito, a causa di un cambio di linea politica esce dal sindacato e torna in banca, giungendo al ruolo di direttrice di filiale. In famiglia il marito si distacca e si isola sempre più; vani i tentativi di Lara per cercare un dialogo.
Nel frattempo Marco ha accettato un lavoro a Roma, incontra e sposa Alice, la figlia del titolare dello Studio in cui lavora, ehanno un figlio. Marco scopre che il suocero commette irregolarità e mantiene contatti con persone di dubbia reputazione.Perciò quando Alice lo lascia portando con sé il bambino, di dimette, e accetta un lavoro all’estero; torna a Milano per Expo 2015 e apre un’attività in proprio. Dopo anni ha un riavvicinamento con il figlio diciottenne che decide di trasferirsi vicino al padre. Durante un viaggio in Bosnia per lavoro, Marco conosce Heléna e nasce una nuova relazione.
In questo quadro, Marco e Lara si incontrano al Mudec.
Più tardi, spinta da Silvia, Lara manda un messaggio a Marco, invitandolo a prendere un caffè il giorno successivo. Caffè che rompe definitivamente il muro ghiacciato dell’incomprensione che li ha tenuti lontani così a lungo e si trasforma in un viaggio in Irlanda che costituirà per entrambi una rinascita e l’inizio di una nuova vita, regolata però questa volta dalla nuova consapevolezza di Lara, una Wendy che libera ed emancipata ha deciso di continuare a volare da sola.
Intervista Lo Specchio dell’Arte
Ci parli di com’è nata la sua passione per la scrittura?
Ho sempre amato scrivere, sin da bambina, dai primi pensierini alle elementari, ai temi. Non c’è stato un momento o un evento particolare. Siamo nate insieme. Probabilmente patrimonio genetico, nel Dna trasmesso da mia madre. Lei aveva vinto un concorso provinciale con un racconto nel 1941.
Di cosa parla il tuo libro?
Dritto fino al mattino è una storia d’amore, d’amicizia, di emancipazione. Lara e Marco si incontrano per caso al Mudec di Milano alla mostra dei surrealisti. Da giovani hanno avuto una storia sentimentale iniziata nel 1980 sulle note della canzone l’Isola che non c’è. La favola di Wendy e Peter Pan aleggia, insieme ai quadri dei surrealisti. L’isola che non c’è rappresenta un ideale da perseguire ed è l’elemento catalizzatore. La storia finisce, ma la vita continua. I quadri accompagnano Lara in un percorso di rivisitazione interiore e nel suo impegno per la valorizzazione della donna nel lavoro.
Marco, invece ritorna a casa in metropolitana e ogni fermata rappresenta una stazione della sua vita. Quindi due vite parallele che si sfioreranno, ma non si incontreranno, fino a quel giorno al Mudec. Oltre quarant’anni dove la storia attraversa la vita e viene vissuta nella quotidianità. L’incontro sarà per loro l’occasione per fare i conti con un passato archiviato troppo in fretta, ed essenziale per affrontare il futuro.
Come sono nati i protagonisti?
Mi piace attingere da diverse fonti, soprattutto dalla realtà e poi trasformarla. Un evento personale ha scatenato la mia fantasia e ho visto il libro. Ho voluto raccontare la storia di due persone che si rincontrano dopo una vita, dal punto di vista da entrambi. Mi sono lasciata condurre dalla favola di Peter Pan, contestualizzandola partendo dagli anni ottanta. Ho voluto raccontare l’evoluzione di una ragazzina, forse sognatrice, in donna e poi in donna emancipata. Mentre per i protagonisti maschili ho voluto tracciare l’evoluzione e la successiva involuzione. Nella parte centrale di Lara – il suo lavoro nel sindacato per l’emancipazione delle donne – ho voluto far vivere la mia esperienza lavorativa alla protagonista. Questa è l’unica parte autobiografica.
Quanto è importante leggere per poter scrivere bene? Che autori ha letto nella sua vita che hanno aumentato la sua passione?
Anche la lettura ha un ruolo fondamentale nella mia vita e risale all’epoca remota delle elementari. Leggevo tutto: dalle inserzioni pubblicitarie sui cartelloni, ai fumetti, ai giornali, riviste e libri, libri, tanti libri. Ho ricevuto il mio primo libro quando non andavo ancora a scuola. L’ho lessi insieme a mia madre. Ce l’ho ancora: Biancaneve e i sette nani. Poi crescendo, ho imparato a selezionare. Molto presto, forse ancora alle elementari, ho scoperto Oriana Fallaci. Lei è stata il mio mentore. Ha alimentato la mia passione. Poi i classici, Hemingway, in particolare. Ma leggo volentieri anche qualche “emergente”, anzi in diversi ho trovato validi autori.
Com’è nata la copertina del libro?
Premetto che è stata un’idea dell’Editore. Io avevo in mente altro, ma poi osservandola bene, ho colto l’essenza del libro: lo sguardo della donna rivolto al cielo, e la stella che brilla e illumina. Un dialogo tra la protagonista e l’infinito.
La Panchina racconta, un libro che ha vinto la menzione d’onore al nostro concorso letterario, di cosa parla e come si scrive a quattro mani?
L’amicizia vera, quella con la A maiuscola. Sono racconti di vita vissuta, l’amicizia tra me e Fulvia, suddivisa nelle stagioni della vita, narrate dalla Panchina. Il nostro rifugio da quando a sei anni ci siamo conosciute. E continua ad esserlo. Scrivere a quattro mani per noi è stata una bellissima esperienza. Ci siamo divertite molto. Non abbiamo avuto difficoltà. Le poche criticità sono state superate dal rispetto che abbiamo l’una verso l’altra.
Progetti futuri?
Ho collaborato insieme ad altri autori dell’Associazione LetteriareMenti, alla pubblicazione “Eroi di neve e di Ghiaccio” edito da Le Mezzelane, Casa editrice. Un’antologia di racconti sulle 24 edizioni delle Olimpiadi Invernali dal 1924 al 2022, che stiamo presentando in vista delle prossime Olimpiadi Milano- Cortina.
Ho appena consegnato a Renato Ghezzi, il mio editor, il mio prossimo romanzo: La Bottega delle Orafe, una storia di amicizia, d’integrazione, di diversità, ambientata a Firenze.
Attualmente sto lavorando a un nuovo romanzo dove la protagonista è accompagnata in un viaggio interiore da Vincent Van Gogh.
Dove possiamo trovare i tuoi libri?
La Panchina racconta su Amazon, e su tutti i principali store on line o direttamente su Youcanprint.
Dritto fino al mattino e Eroi di neve e di ghiaccio, in libreria, sul sito delle Le Mezzelane Casa Editrice, sui maggiori store on line.
Oppure contattandomi direttamente sulla mia pagina Facebook: Liliana Scoccimarro, Instagram Scoccimarroliliana.
Di Manuela Montemezzani
