Luciano Cremonesi: “Mio papà di questa onorificenza ne avrebbe fatto un vanto. Peccato non la possa vivere”

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Il 2 giugno il Presidente della Repubblica ha assegnato a Pietro Cremonesi, nato a Pavia nel 1911, la medaglia d’onore dopo aver combattuto in Abissinia ed ex Jugoslavia: “Sono molto contento di questo riconoscimento dato a mio padre, speravo che gli venisse dato quando era ancora in vita ma purtroppo non è andata così – commenta Luciano, figlio di Pietro- mio papà ne avrebbe fatto un vanto ma va bene così questo riconoscimento riempie me, mia sorella, mio nipote Francesco e tutta la nostra famiglia di orgoglio, abbiamo il cuore pieno di soddisfazione. E’ stato Francesco che, essendo appassionato di queste cose, ha svolto ricerche, ha raccolto tutta la documentazione e ha iniziato la procedura per arrivare ad ottenere questa medaglia d’onore che ha ritirato lui personalmente”.

Pietro a Pavia era molto conosciuto, faceva il vigile urbano, ed era una persona cordiale alla quale faceva piacere fermarsi a parlare: “Era una persona che amava stare con gli altri e relazionarsi, metteva di buon umore tutti anche se ha passato periodi bui. Con noi delle sue esperienze di guerra parlava poco, raccontava per fatti; ad esempio mi raccontava che quando era tornato a Pavia, dopo essere stato in Abissinia, aveva avuto dei problemi di salute legati probabilmente a un virus tropicale. Era una persona che posso definire serena nonostante avesse vissuto la guerra e i lager”. Cremonesi ha iniziato il servizio militare nel 12.mo reggimento Bersaglieri ciclisti e dopo aver combattuto tra il 1935 e il 1937 in Abissinia fu poi chiamato anche per la seconda guerra mondiale. Nel dicembre 1942 venne trasferito nell’11° Reggimento Bersaglieri e mandato a combattere in Jugoslavia. Pietro decise di non seguire i fascisti della Repubblica di Salò e così, il 12 settembre 1943, venne catturato e deportato in Germania: “Tornò che pesava 44 kg e pensate che mio papà era un omone. Patì tre anni il freddo e la fame ma era convinto della sua scelta cioè quella di non aderire alla Repubblica di Salò- conclude il figlio- ritornò a Pavia e continuò a fare il vigile urbano, continuando a servire la comunità pavese. Nel 1957  gli venne conferita la Croce al Merito di Guerra. E’ morto nel 1999 ma sono sicuro che tutto questo affetto e riconoscenza che c’è ancora verso di lui lo gratifichi molto”.

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