Panchine giganti per panorami che ti riempono l’anima

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Inizia a calare il tramonto di un giorno già poco soleggiato e fresco, dopo gli ultimi temporali. Hai un’oretta a disposizione, dopo il lavoro, in cui ancora il chiarore rende più percorribile anche zone sconosciute, e cogli l’occasione di andare a vedere la nuova Big Bench, inaugurata da poco, nella frazione di San Biagio, a Casteggio.

Google Maps mi ha aiutata: luogo magnifico, ma non facilmente raggiungibile, per la sua posizione elevata e poco conosciuta.

 

 

Le indicazioni, anche sui cartelli, sono numerosi e vi anticipo che la panchina è posizionata, su un altro livello, ma non lontano dall’ Azienda Vinicola Ballabio.

Finalmente, abbasso il finestrino e l’emozione del panorama, qualche altro turista e lei, la Signora Panchina, di un fuxia che brillava, mi ha scaldato l’anima. Questo è l’ Oltrepò che mi piace: tradizionale, ma aperto a curiose innovazioni.

Un’affissione racconta la storia e il progetto delle Big Benches, la cui origine è svizzera.

 

 

 

Dopo essermi goduta la zona, approfitto di un piccolo tronco, e salgo: esserci sopra, sentirsi piccola, quasi coccolata da quell’enorme costruzione, con un panorama al tramonto…e chi mi faceva più scendere?

 

 

Risposta in arrivo: gli altri passanti, che mi han anche chiesto informazioni e mi sono trovata nel ruolo di “guida turistica”, con una signora che mi chiedeva il loro significato e ho iniziato, seppur riassumendo, il concetto di panchina rossa. Ho pensato a tutte le collaborazioni che ho svolto, sia sulla violenza contro le donne, sia sull’alfabetizzazione delle donne di altre origini, ben differenti da quella, emancipata, per cui combatto, a nome mio e di quelle mie simili che non hannoancora compreso di non dover dipendere da un uomo-“padrone”.

La Natura mi distoglie i pensieri, scorgo una vegetazione diversa e, scendendo con l’automobile, vedo altri cartelli che mi incuriosiscono.

 

Big benches, big ideas

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