La bella lettura registica di Paolo Valerio e un’ottima compagnia fanno di Sior Todero Brontolon di Goldoni uno spettacolo ben riuscito, piacevole e divertente.
(Magda Poli, Corriere della Sera)
Una rilettura di un classico del teatro italiano. Paolo Valerio dirige Franco Branciaroli, Maestro del palcoscenico contemporaneo, in una nuova e inaspettata interpretazione di Sior Todero Brontolon di Carlo Goldoni.
Il commediografo veneziano può suggerire ancora molto alla sensibilità contemporanea. Basti pensare al ruolo sottile e risolutivo che affida al mondo femminile, l’unico che nello sviluppo drammaturgico appare pienamente positivo: sarà l’alleanza fra la coraggiosa nuora del vecchio avaro e l’intelligente vedova Fortunata a salvare la giovane Zanetta da un matrimonio impostole per mero interesse e destinato quindi all’infelicità.
Il finale dell’opera, visto alla luce di tempi come i nostri in cui il “patriarcato” domina la cronaca, riconsegna la giovane a un amore generoso e vero che, tuttavia, unisce alla gioiosità della risoluzione una venatura di turbamento.

Wolfgang Amadeus Mozart era una rockstar del Settecento?
Da questa domanda provocatoria, da questa rilettura allucinata e impeccabile prende il via la geniale drammaturgia di Peter Shaffer, diventata nel 1985 un film vincitore di 8 Premi Oscar.
Peter Shaffer inventa un ‘capriccio’ sontuoso, un apologo che parla dell’invidia, ma anche dell’ammirazione mista a sgomento che ci prende al cospetto di un genio che supera i confini laboriosi e prevedibili del talento. La vicenda è narrata dal punto di vista di Antonio Salieri, un uomo pio e generoso, un musicista stimato e famoso. Dio però ha scelto di far sentire la sua voce nel mondo attraverso quella di un ragazzo scapestrato e irriverente: Wolfgang Amadeus Mozart.
In questa messa in scena, nata dalla consolidata collaborazione tra Ferdinando Bruni e Francesco Frongia, la scena è un salone che il delirio di Salieri trasforma in labirinto. Il ritratto di un passato non più ricomponibile attraverso la ragione, dal quale i personaggi emergono come marionette, vestite dagli abiti di un ‘700 immaginario creato da Antonio Marras, sullo sfondo delle proiezioni fantasmagoriche di una lanterna magica.
Accanto a Ferdinando Bruni (Salieri), Daniele Fedeli, l’attore-rivelazione di Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte, nel ruolo di Mozart e una compagnia di interpreti di rilievo: Riccardo Buffonini, Matteo de Mojana, Alessandro Lussiana, Ginestra Paladino, Umberto Petranca, Luca Toracca e la giovane Valeria Andreanò.

