Quella nube di fumo: 26 aprile 1986

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Trentacinque anni da quella nube che non solo oscurò la centrale nucleare di Cernobyl, ma mezza Europa, le cui conseguenze, per gli stati confinanti l’Ucraina, furono devastanti e durarono negli anni successivi, inficiando anche nei concepimenti di bambini, che avrebbero avuto geni deformanti.

La tragedia è ormai nota: numerosi film e documentari la commemorano.

Oggi, una preghiera va a quegli eroi che si sono precipitati a “salvare il salvabile”, rischiando la vita, a causa delle scorie radioattive. Alcuni turisti hanno il coraggio, macabro coraggio, di recarsi nell’area di Pripyat, in cui sorge la centrale. Ad oggi, la struttura è una testimonianza di quanto una sottovalutazione umana può causare il peggiore incidente nella storia dell’energia nucleare.

Il reattore è stato sigillato da una colata di cemento, sotto il quale è ancora presente una quantità pari a 200 tonnellate di uranio attivo e il pericolo non è ancora del tutto finito, anzi l’Ucraina chiede finanziamenti da tutto il mondo, al fine di smaltire quegli elementi tossici rimasti, alcuni localizzati anche in Puglia.

 

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