Un imprenditore come premier

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Le elezioni legislative del 28 marzo 1994 vengono vinte dalla coalizione di centrodestra, il cui leader è Silvio Berlusconi, presidente della Fininvest, la prima emittente televisiva privata della storia italiana.

Berlusconi era ed è un grande comunicatore: poco importa se gli italiani siano di destra o di sinistra, questo suo lato non è discutibile. Ognuno può affidarsi al partito che crede rispecchiare i propri valori, ma egli, ad oggi, viene ricordato come un vero e proprio “salvatore”, dopo un periodo di corruzioni, che oscuravano l’immagine di fiducia, tipica della mentalità italiana.

Vi ricordate il jingle di “Forza Italia”? Qualche nota, una frase e una bandiera che sventola e il messaggio era già insito nell’anima della massa. Dopo anni di terrore e di dubbi sui governanti, forse, qualcuno avrebbe riportato trasparenza nell’ informazione.

“Forza Italia, per costruire insieme il nuovo miracolo italiano”: la frase finale, che concludeva lo slogan pronunciato da sé stesso, durante la campagna elettorale. Per la prima volta, la televisione veniva utilizzata come canale di marketing politico, in cui ogni candidato parlava di sé e, addirittura, si arrivò a sdoganare il voto, per legge privato: alcuni personaggi televisivi, in voga al momento, avrebbero fatto capire, tra le righe o in modo diretto, che per far funzionare l’Italia occorre votare quel carismatico imprenditore milanese. Da quella vittoria nacque un mito, che, come accennato prima, ancora oggi, ritorna protagonista di una sfera politica attuale, confusa e frastagliata, in cui il COVI-19 ha peggiorato la gestione, ma la colpa non è solo da imputare ad esso.

Necessitiamo di un personaggio politico che ci conforti e ci offra quel poco di euforia, eliminando il malcontento di notizie, propinateci in continuo.

Consiglio una visita al sito ufficiale del gruppo, strutturato all’avanguardia, costituito da molte informazioni e contenuti audiovisivi, nonché da notizie scorrevoli, su cui è possibile cliccare per un approfondimento. Anche questa mossa strategica rientra nella promozione del partito politico: il premier l’aveva già capito nell’ era in cui la connessione Web era ancora agli albori e, con un modem 56K, in cui era impensabile un’interazione a livello globale.

Il modo di comunicare diretto e coinvolgente abbraccia gli utenti, potenziali elettori, soprattutto le nuove generazioni, che rappresentano gli adulti in cui il mondo dovrà contare nei prossimi anni.

Sin dalla sua prima formazione, il popolo aveva riposto con molta fiducia in un giovane Berlusconi, che avrebbe dovuto riportare ordine in un caos, ormai degenerato: la televisione era, infatti, la sua “seconda casa” e, per la prima volta in Italia, fu teatro di dialogo e di dibattiti, andando a confermare quel ruolo formativo, che gli era stato attribuito già a fine anni Cinquanta, quando si poteva definire strumento di didattica.

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