Un urlo silenzioso

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Un urlo silenzioso , ma non ignorabile: molte città italiane, nella giornata di venerdì, hanno protestato in modo civile le proprie idee contrarie alle dichiarazioni di zone rosse e arancioni, quando i loro dati non sembrerebbero, a detta di alcuni esperti, così traumatici. La Lombardia, in particolare, andrebbe suddivisa in provincie e non restringerla sotto la zona di massimo allarme, quando nel nord-est, i contagi sono minori di 50 al giorno.

I dati non sembrano così allarmanti, tuttavia, si vociferano irregolarità nella loro gestione.

Il nostro dovere è seguire le linee del Governo, ma il problema rimane comunque che, ormai, da quasi un anno, molte categorie di lavoratori non recepiscono nemmeno la metà dello stipendio, che è stato loro promesso e, ovviamente, non viene loro data la possibilità di lavorare. Con il massimo rispetto  di coloro che, purtroppo, hanno contratto il virus, nel modo peggiore, non è possibile, però, proseguire con questa politica, che offre un vantaggi a pochissime persone, in particolare a quelle già avvantaggiate. Inoltre, nel frattempo, si è venuta a creare la cosiddetta “crisi di governo”. In altre parole, la situazione è alquanto drammatica e, nonostante vengano dichiarate date, in cui è possibile revisionare i decreti, la sfiducia della popolazione è ormai a livelli elevati e l’anima è stanca di una contraddizione giornaliera.

Una protesta pacifista si è svolta a Pavia: molti ristoratori si sono presentati in Piazza Vittoria, con uno striscione; sono stati intervistati e, sia da parte loro sia da coloro che li ascoltavano, senza creare assembramenti e confusione, le Forze dell’Ordine, con il Sindaco in prima fila, non han riscontrato limiti nella gestione.

Il danno, oltre economico, è anche psicologico e, di questo, non se ne parla molto in alcuni mass media il che è grave: molti sintomi del Covid19 sono uguali a quelli di un attacco di panico e, di conseguenza, occorre saperli distinguere, I bambini e gli adolescenti si meritano, anche se con le precauzioni, di stare insieme e di un confronto frequente: la scuola, gli spazi religiosi e sportivi sono i loro habitat. Preoccupa la situazione precaria degli istituti superiori e, addirittura, quasi mai citati quelli universitari.

Gli abitanti sono quasi tutti uniti nel cercare di trovare una soluzione per sopportare queste nuove ondate, che, se il tempo insegna, saranno meno invasive e non dovrebbero bloccare l’ esistenza di ciascuno di noi.

Far lavorare è sinonimo di dignità, lo disse anche il Papa in uno dei suoi discorsi, pur con le regole rispettate e gli strumenti acquistati: se la situazione fosse veramente un rischio, è corretto chiudere, ma chiudere seriamente e non solo seguendo criteri che si basano su logiche alquanto fragili e poco rispettose nei confronti della dignità umana.

 

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