Una parola può uccidere o far rinascere

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Lo scorso 1° marzo, gli Stati generali delle donne hanno lanciato una call a chiunque volesse partecipare Maschi e femmine di ogni età, purché maggiorenni, sono stati coinvolti in un progetto per le donne: un vocabolario che contenesse alcuni concetti, purtroppo, considerati in modo differente a seconda del genere cui una persona discriminante si riferisca.

L’aspetto più difficile, soprattutto per il sesso opposto che non conosce in prima persona questa discriminazione, è connotare un vocabolo già esistente, ma da concretizzare in una nuova realtà. Inoltre, coloro che partecipano dovrebbero conoscere le attività e l’impegno costante dell’istituzione stessa. Infatti, l’affidare a qualsiasi persona, la definizione di un concetto noto significa farla calare nella realtà quotidiana, in continua lotta tra donne e potere.

I partecipanti non sono mancati: ognuno ha offerto dieci righe, che sintetizzassero parole così profonde, che potrebbero essere oggetto di seminari didattici. Il compito di coloro che hanno l’interesse di leggere questo articolo è quello di divulgarlo in ogni canale, soprattutto social.

Il vocabolario è stato pubblicato il 23 dicembre e ha rappresentato un regalo natalizio, ma da utilizzare ogni mese, sia per coloro che sono protagonisti sia per i destinatari.

Siamo una società fondata su relazioni tra simili e diversi e tutti abbiamo l’impegno di rispettare il Prossimo. “Conciliazione”, non a caso, è uno dei termini di cui la coordinatrice del lavoro, Isa Maggi, ha chiesto di rivalutare. A prescindere dal risultato, esso funziona solo se maschi e femmine possono collaborare al medesimo progetto. E questo ne è un ottimo inizio.

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