Personaggi

Verretto: un ospite internazionale al Bar Gelateria Rovatti

La “Furia”, del West e, in qualche anno, di numerosi Paesi europei, sbarcando al di là degli oceani, nasce a Llanfrechfa, nel Galles, e ci vive solo tre anni, quando i suoi genitori si trasferiscono ad Oxford, terra natale del padre Arthur John e delle sorelle, Carol Ann e Diane. La famiglia, all’indomani della guerra, viveva in una condizione critica per la crescita di tre figli: la mamma  lavora in una fabbrica di dolci e il papà è muratore. Sin da adolescente, il giovane prodigio percepisce una necessità di indipendenza: consegna il giornale mattina e sera, prima e dopo la scuola, weekend compreso.

Mal, come si diventa famosi in un’era in cui Internet era un concetto lontano circa trent’anni? Le prime esibizioni furono a fine anni Cinquanta…e il Worl Wide Web venne ufficializzato nel 1991!

Io sono nato nel Galles, però ho vissuto solo tre anni: con la famiglia, sono cresciuto nella già dinamica città di Oxford. So che è celebre, ad oggi, in  merito alla sua prestigioso università, però, se devo essere sincero, io non amavo molto studiare e, già all’età di sedici anni, scelsi di lavorare come apprendista elettricista. E cantavo, sempre, quasi dalla mattina alla sera. Impossibile non comprendere che questa a una passione, non solo uno svago!

Oggi, poca gavetta, quindi poca suspance. 

Quando e come accadde l’esibizione che la “consacrò” a proseguire la carriera musicale?

Le prime uscite con gli amici, le serate ai club e altri generi, l’unico requisito fosse la musica. La prima volta che ha preso un microfono in mano è stata in occasione del matrimonio della sorella
di uno di loro.

Eravamo tutti un po’ “brilli”, così presi finalmente coraggio ad
esibirmi, chiedendo ai musicisti ,che intrattenevano gli ospiti ,di farmi cantare qualcosa. Ho scelto una canzone di Gene Vincent, “Say mama”, che cominciava solo con la voce. Quando entrarono i musicisti, ci trovammo in due tonalità diverse… meno male che avevano bevuto parecchio anche gli invitati… La seconda canzone comunque andò
meglio. I musicisti (il gruppo dei Ors), conoscendo la mia inesperienza, ma anche la mia passione e intuendo che in me c’era materiale su cui “lavorare”, mi invitarono a fare una prova senza pubblico, per tirare fuori questa “stoffa”.

Poi si avvicinò al grande pubblico! Quante band spopolarono! Conobbe i Beatles?

Ad Oxford, in ogni angolo, adolescenti e giovani suonavano, talento o no, molti esprimevano così anni di silenzi, a causa della sconfitta umana più tragica: la Seconda Guerra Mondiale. Anche io colsi l’occasione, quando ricevetti l’invito da parte di un gruppo di professionisti, gli Spirits, ad inserirmi nel loro organico. Lasciai anche il lavoro, con gran dispiacere dei miei genitori.
Cominciammo a girare l’Inghilterra con il nome di Mal Ryder and the Spirits. I miei idoli da emulare erano e sono tutt’ ora i grandi del rock: da Elvis Presley a Little Richard, Jerry Lee Lewis, Chuck Berry e Ray Charles. Incidemmo quattro singoli: “Cry Baby” e “See the funny little clown”, “Your Friend” e “Lonely Room”.
Il lavoro in patria scarseggiava ed emigrammo in Germania, nazione che stava riemergendo dal conflitto, quasi “scusandosi”, le nuove generazioni, delle assurdità che una Nazione avesse potuto compiere. Ci esibivamo nei clubs, che videro apparire anche i primi Beatles: era un tour de force estenuante: le prove iniziavano alle 18:00 e cantavamo quasi fino alle 4:00!

Le brillano gli occhi, mentre ricorda quando era parte della Generazione Beat! Come pensa sia possibile far suscitare questo vortice di sensazioni a un ragazzo che, cantando e improvvisando qualche coreografia, può, anche in pochi giorni, “spacciarsi” per un “personaggio”, seguito da milioni di follower?

Nel 1966, l’avvocato Alberico Crocetta, noto creatore del mitico
Piper di Roma, venne in un Club di Soho, a Londra, insieme a Gianni Boncompagni. Il duo sapeva in che luoghi avrebbero trovato nuovi talenti, ascoltò l’esibizione e ci scritturò per l’estate, in Italia.
Il nostro batterista, Mick Charleton, per motivi familiari, non ha
potuto seguirci in questa nostra grande avventura e fu sostituito da un collega “alle prime armi”, David Withers, che, in realtà, gli amanti del genere conoscono come cofondatore dei Dire Straits.
Prima di attraversare le Alpi con il nostro furgoncino, Ford Transit, verso l’Italia, i Primitives lavorarono in Norvegia e in Francia.

Nella performance a Viareggio, con la quale abbiamo “battezzato” questo incantevole Paese, sembrava che il pubblico non avesse mai né udito né osservato quanta energia si potesse sprigionare su un palco: ci sentimmo come i “giovani di Liverpool”!

Come proseguì quest’esplorazione musicale e morale nel Paese conservatore che è l’Italia?

Il successo fu strabiliante e Crocetta, il quale aveva un’etichetta discografica, la Piper Records, decise di farci incidere un disco del nostro repertorio, dal vivo. Alcuni brani furono tradotti in italiano da Sergio Bardotti e Luigi Tenco. Il primo LP si intitolava “Blow up”, un cimelio da collezione, dal quale fu tratto il 45 giri “Yeeah”, vincitore del Festival di Ariccia, nel 1967.  

Ha partecipato a kermesse nazionali?

Sì, ti ricordi il “Cantagiro”? Nel 1967, partecipai alla prima delle quattro edizioni e, quasi in seguito, decisi di chiedere un’etichetta alla RCA, come cantante solista, diventando “Mal & the Primitives”, che proseguirono, con alcune modifiche nel gruppo musicale, questa che non era più un sogno di un qualsiasi boy.

Mal non fu più “solo” un cantante: come ogni personaggio famoso, veri e no, fu al centro di qualche scandalo, oscurato da numerose soddisfazioni, come partecipazioni televisive, amore platonico delle adolescenti, negli anni Sessanta e Settanta, personaggio cinematografico.

Nell’estate del ’69, venne pubblicato “Pensiero d’amore”, che rimase in testa alle classifiche hit parade per ben otto settimane e che mi fece conquistare anche la Maschera d’Argento. Da una canzone a tre film, la cui trama si legge fra le righe della canzone: “Pensiero d’amore”, “Lacrime d’amore” e “Amore formula due”.

Qualche crisi in questa carriera che la vide di nuovo all’apice a fine anni Settanta?

Nel 1972, la carriera di molti cantanti interpreti come me conobbe un’instabilità, poiché i nuovi cantanti erano anche autori dei loro testi e non cedevano le loro produzioni ai colleghi. Decisi di esibirmi in locali conosciuti e anche ben frequentati, in giro per il mondo, appoggiato da un manager del calibro di Adriano Aragozzini. Il nostro obiettivo era di
portare i successi italiani agli emigrati, in ogni continente.

Nel 1974 tornando in Italia Adriano Aragozzini mi allestì un grande spettacolo, con coreografie di Don Lurio, ballerine e gruppo dal vivo, chiamato “Mal Music show”, cui seguì una tournèe nazionale.

Sono affascinata, anche se parte delle informazioni le conoscevo: sentirsele raccontare, con quel suo accento britannico, acquisiscono maggiore fascino!

Ti ringrazio, Raffaella. E’ stato Luigi Tenco a non volermi far “correggere” questa cadenza. Io provenivo dalla Gran Bretagna, un Paese molto progredito, se confrontato con molti altri europei, che avrebbero dovuto conoscere e, mantenendo la propria identità, simularne le skills!

Ora, mi vengono in mente le note di una canzone su un bizzarro cavallo, un po’ narcisista, poiché si curava molto nell’aspetto. Scherzo, “Furia is Furia and nothing others!”

La fortunata serie televisiva “Furia”, di cui interpretai la sigla, riuscì a vendere ben 1.500.000 copie di dischi nella prima uscita, facendomi conquistare il Telegatto ed un disco d’oro. Un vero successo, che offrì uno spazio musicale anche ai bambini: “Furia soldato”, “Penne colorate”, “Mac Intosh” , “Uomo squalo” e altre canzoni, intonate da quei bambini, oggi, adulti e, qualcuno più grandicello, anche nonno!

Provò anche l’esibizione teatrale? Mi sembra di ricordare un “Mal attore”!

Nella primavera del 1997 ho ripreso la strada del teatro: insieme a Lorella Cuccarini e Gianpiero Ingrassia e a un cast formidabile, sono entrato nel più grande musical di tutti i tempi, “Grease” , che per la prima volta debuttava in Italia, a Milano, con richieste incalcolabili di repliche. Esso riprese nella primavera del 1998, al Teatro Sistina, nella Capitale.

Si sta facendo tardi, anche se il pubblico, che sta esultando, perché è ora della sua esibizione, è coinvolto dall’appetitoso cibo casalingo, selezionato e preparato da Marco, il marito della titolare, Caterina.

Un giudizio, anche rapido, sul nostro territorio! Lei ora abita in Friuli, viaggia molto, e le chiedo cosa ne pensa dell’Oltrepò Pavese? Gliene avranno parlato.

A parte le zanzare, ho ricevuto molto affetto sia dallo staff sia dalle persone che ho intravisto, arrivate nel pomeriggio, solo per me, in una giornata così calda! Il cibo e i paesaggi sono affascinanti. Questo, però, lo sapevo, poiché mi reco spesso a giocare a golf!

Qualche progetto?

Ho pubblicato “Grazie Piper “, un omaggio
personale al famoso locale romano, da cui è partita la mia carriera in Italia e contiene l’inedito “Piper” insieme ad altri dieci brani rimasterizzati, i più significativi tra i miei successi.
Avrò e avrete altre sorprese: qualcosa sta già “bollendo in pentola”!

La ringrazio molto e, penso fra me, che quello sguardo ne ha viste molte, però è ancora limpido come quello di un bambino, che sognava di cantare, anche quando i momenti erano complicati. Poiché la musica conosce sorrisi e, se lacrime, di nostalgia!

 

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