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GUERRA E CRISI DELLA PAROLA- Riflessione dello scrittore Fabrizio Uberto

Riflessione dello scrittore Fabrizio Uberto
In un bel saggio di Eugenio Scalfari ” Alla ricerca della morale perduta”, l’autore immagina un’ epoca in cui le parole perdono la loro funzione e vagano nel cielo come nuvole di ghiaccio, gelide e ormai incomprensibili agli umani. La metafora calza a pennello a quel terribile fenomeno chiamato ” guerra”. In tutta la Storia dell’Uomo ( fondatamente definita da Elsa Morante come una ” tragedia che dura da duemila anni”),  le guerre si innescano e proseguono per le piu’ svariate motivazioni, tutte accomunate pero’ da una crisi della parola, da un’afasia generale, da un corto circuito mentale e di interrelazione, che allontana le posizioni in campo,  degenerandole in esiti funesti. Ed e’ cio’ cui assistiamo anche nel conflitto Russo- Ucraino, che ormai da quasi un mese angoscia le nostre vite. Questa sorta di analfabetismo comunicativo squalifica anzitutto Vladimir Putin, e cioe’ il principale responsabile delle nefandezze cui assistiamo. Il gelido rituale con il quale, esiliando qualsiasi intermediazione dialettica, ha firmato una per lui ineluttabile annessione alla Russia dei territori del Donbas, non rappresenta forse icasticamente questo ripudio della parola, come alta risorsa dell’essere umano, di esternazione di disagi e di possibile soluzione di contrasti, per quanto sulla carta difficilmente componibili? E dunque, fatta questa  premessa, che dire pero’ anche del comportamento delle altre parti in causa che si chiamino Biden, Unione Europea o Zelensky? Anche loro, a parere dello scrivente, nonostante la fondatezza delle rispettive posizioni, appaiono maldestri e approssimati, quanto a capacita’ di interlocuzione e inventiva negoziale, affetti come sono dal virus di un balbettio comunicativo, che nulla di ragionevole apporta a un’auspicabile soluzione del conflitto. Alla barbarie di Putin ed ai suoi innegabili crimini, si replica con armi, sanzioni e insulti, che al di la’ di una loro opinabile plausibilita’ e umana comprensione, producono un effetto ” boomerang”, quello di inasprire e protrarre una guerra che, come si e’ gia’ accennato, potrebbe causare danni catastrofici a tutta la comunita’ internazionale. E’ evidente che si debba reagire alla prepotenza russa. Ma le citate ritorsioni appaiono allo scrivente del tutto insufficienti, in quanto per l’appunto laconiche e carenti di intelligenza politica. Quella stessa sagacia che dovrebbe favorire una comprensione ( e non certo una giustificazione) delle origini storiche del senso di accerchiamento di cui soffre il Colosso russo. In quest’ottica, a mio giudizio, la proposta del Cremlino che si incentra su un riconoscimento dell’indipendenza dei territori del Donbas e della Crimea e su una neutralita’ della stessa Ucraina, rispetto alla Nato, appare come una base negoziale del tutto ragionevole. Non altrettanto ragionevoli invece sembrano le esternazioni di Zelensky e di Biden. Invocare fino alla nausea la cosidetta ” No fly zone” o continuare a incitare a una “resistenza a oltranza fino alla vittoria finale”, comportano come da molti sottolineato, rispettivamente il rischio di una terza guerra mondiale e quello di ulteriori ed esiziali sofferenze per il popolo ucraino. Come anche la sortita del Presidente americano che proprio ieri ha apostrofato come ” Mascalzone e criminale di guerra” lo stesso Putin, non sembra certo degna di uno Statista di quel livello e altresi’ del tutto inopportuna, soprattutto in una fase in cui facevano capolino inattesi spiragli negoziali.

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