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25 novembre: una data che vale ogni giorno

 

Istituire una giornata che serva a valorizzare la figura femminile secondo ogni sua accezione, e non soltanto il canone estetico, è un passo fondamentale nella creazione di una società unita, ma è anche un sintomo di gravità, causato dal maschilismo, nella sua forma più egoistica, di alcuni uomini nell’ambito familiare, amicale o sul luogo di lavoro.

Una Legge di questo genere è necessaria, perché, soltanto nel 1999, è stato eclatante l’elevato numero di reati su donne. Violenza fisica e psicologica non devono essere giudicate, con un peso differente: anche il male dell’anima può, comunque, provocare sofferenze al corpo.

Nel 1999, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite istituisce una data come promemoria mondiale di quanto rispetto meriti una donna: la scelta della data è legata 25 novembre, in onore all’ uccisione delle sorelle Mirabal, che, insieme ai mariti, erano considerate rivoluzionarie, poiché manifestavano diritti non ammessi nella Repubblica Dominicana. Era il 1960 e la notizia fece scalpore a livello mondiale: l’omicidio avvenne nel giorno in cui esse andarono a far visita ai rispettivi mariti, in  carcere: prima, la polizia abusò di loro, poi le ammazzarono.

Sono numerose le donne di un età che fecero e fanno la medesima fine, per ribellione, e, a volte, nemmeno quella, su fatti minori e privati.

Quest’anno, nonostante gli ostacoli causati dalla pandemia, l’ Onu ha programmato un piano formativo, ricco di attività, della durata di sedici giorni, in cui esperti trattano argomenti legati a una soluzione efficace contro la discriminazione sul genere femminile. In Italia, una donna viene uccisa in una media di 72 ore. Non è malata: è sana e chiede solo quell’amore in cui ha creduto sin dal primo momento e che, ora, consapevole o no, si trova a dover gestire nel peggiore dei modi.

Una molteplicità, spesso poco o non conosciuta, di associazioni locali si occupa di violenza sulle donne ed eventuali bambini. A Pavia, molte professioniste aprono il loro studio a chiunque non si senta più a proprio agio in famiglia o sul luogo di lavoro, collaborando in privacy e rendendo lucida una mente impaurita: bisogna denunciare una molestia, poiché, dopo una prima forma di violenza, quasi sicuramente, ne seguiranno altre, anche in un aumento di intensità. Non crediate che il vostro compagno, anche distrutto dal gesto compiuto, comprenda a fondo il dolore che vi ha provocato: è lui che si deve vergognare, non voi. Esporre denuncia è un altro passo fondamentale, ma è comprensibile che non avvenga nel modo più immediato: la lacuna della Legge italiana è la gestione lenta della burocrazia che vada ad applicarla in modo immediato, allontanando l’aggressore dalla donna intimorita che, questo pseudo-uomo, possa vendicarsi.

Inoltre, la donna necessita, gratuitamente, di incontri con uno psichiatra, maschio o femmina, che possa introdurla in una nuova immagine di lei e di chi le vuole bene. La vittima non conosce più il concetto di fiducia e di amore: anch’essi vanno costruiti insieme; il lato che offre sollievo è che, invece, conosce il MALAMORE e lo allontanerà, senza indugio, in attesa di una frequentazione che si merita, recuperando l’obiettivo di una vita a due o più.

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