Cultura e Musica

Località storiche nell’Oltrepò Pavese

La città di Retorbido è comunicata alla storia, nel 129 a.C., dal romano Tito Livio, col nome di Litubium. Nel 972, con la denominazione di Riturbio, comparve nell’elenco delle donazioni elargite dall’imperatore germanico Ottone al monastero pavese di San Pietro in Ciel d’Oro. Da quel momento il borgo, diverrà feudo nel XII secolo,diviene il centro di una disputa tra Pavia e la diocesi di Tortona che se ne contesero a lungo la giurisdizione. Oggi, il suo nome  è legato ai Durazzo Pallavicini, il cui ultimo erede, il marchese Marcello, appartiene alla discendenza dei Cattaneo Adorno.

i monumenti presenti sul territorio è doveroso partire dalla chiesa di San Andrea che, fino alla metà del XVI secolo, svolse le funzioni di sede parrocchiale e dalle origini, per quanto non identificabili con precisione, sicuramente antiche. La chiesa è inoltre sede della confraternita di San Andrea del Gonfalone, tuttora attiva, la cui esistenza è accertata per la prima volta in un documento dei Sinodi diocesiani del 1598. Suggestiva è anche la storia della chiesa-oratorio, recentemente restaurata, di San Rocco, edificata nel 1630.

Il potere temporale si svolgeva nel palazzo Durazzo Pallavicini che, con la sua mole a monoblocco e torri angolari, occupa la parte anteriore del colle che ospita la chiesa parrocchiale, quest’ultima dedicata alla Vergine e dalla facciata neoclassica. Sorto verso la fine del XIX secolo, in stile neoclassico, con prospettiva a due piani, il palazzo è abbellito da un timpano soprastante, mentre la parte retrostante, rialzata rispetto alla strada che la costeggia, presenta una bella scalinata che accede al parco.

Occupa con la sua mole a monoblocco e torri angolari, la parte anteriore del colle che ospita la chiesa parrocchiale.

Sorto verso la fine del 700, in stile neoclassico, con prospettiva semplice e simmetrica a due piani, è abbellito da un timpano soprastante che racchiude l’ormai sbiadita arma gentilizia degli antichi proprietari.

Le due torri che prospettano la facciata interna sono dotate alla sommità di quattro fornici, ciascuna per lato riportate su due piani.

La parte retrostante del palazzo, essendo rialzata rispetto alla strada che la costeggia, ha una suggestiva scalinata che permette di accedere ad un giardino, adesso molto trascurato, che vanta alberi secolari di imponente bellezza.

Un altro aspetto che riguarda il luogo sono le sue fonti di acque termali, conosciute fin dall’epoca romana. Molti medici, in periodi diversi, scrissero su queste acque elogiandone le virtù terapeutiche e tra questi pure l’illustre medico milanese Fazio Cardano.

 

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