Dal Pensiero alla Penna

Esplosione di coriandoli per un inno alla vita

La musica supera ogni barriera

Una realtà che può solo suscitare invidia, lo specchio delle recondite amizioni, lustro dei pensieri sognanti, forse, un tempo. Eppure dietro una maschera di successo, invulnerabilità, si annida lo spettro della depressione, la solitudine incolmabile nella folla.

Ed ecco che questo ricordo prende il sopravvento in una domenica di marzo.

Un grido di monito perché si presti attenzione, si possa percepire come reale una condizione che si annida negli angoli più disparati, sfugge al controllo e come un automa, cammina e poi, corre a perdifiato verso l’uscita.

 

Attraverso gli occhi di mia figlia, ho assistito quando ancora era consentito, ad un concerto da sogno, tra musica, lacrime ed emozioni, parole di energia positive quando Dan Reynolds, il frontman degli Imagine Dragons, si commuove ed in un assolo che non ha eguali per l’entità delle parole, esorta a non nascondere le proprie paure, ad appoggiare la propria testa nella ricerca di conforto, a liberarsi dei singoli demoni.

 

Lui è sul palco, visibilmente commosso, con l’assoluto desiderio di condividere, di comunicare un suo trascorso o presente malessere che è un potenziale disagio comune, disarmante, una storia che si ripete.

 

Un’anima profonda che non è stata schiacciata dalla depressione, ma proprio grazie a questa è risorta sulle ceneri di un’anima spezzata, ha combattuto con le lacrime ed i pugni chiusi contro quell’ombra che si annida quatta in ognuno di noi.

 

La paradossale solitudine è alla base dei nostri tempi: in un mondo affollato, dove tutto è concesso, giunge a paralizzare sensazioni inespresse in un contesto di social network che dilagano e coinvolgono ed ora più che mai, aiutano a superare ogni attuale e singola giornata.

 

Così spariscono le distanze ed i confini nella ricerca costante di un equilibrio comune alla collettività che si trasforma nella sensazione amara di sentirsi soli, con le paure che rompono il silenzio, ingannati da un subdolo male che oscura l’anima.

 

Una concretezza attuale nell’indeterminato domani, nell’incognita del futuro che aggredisce lo spirito, minando ogni certezza, ogni barlume di serenità.

 

I nativi americani nella loro saggezza antica parlano di dolore come depressione dell’anima, come riscoperta attraverso la ricapitolazione di una via di fuga per questo malessere. Attraverso il canto si aiutano a distendere le pieghe della sofferenza ed a connettersi con essa.

 

Davanti ad un pubblico che si era raccolto da ogni parte dell’Europa, la melodia e la musica si fondono, in un intreccio di lingue, cantando in coro una canzone, diverse canzoni che sono espressione di riflessione perché i nostri timori non rapiscano anni, giorni, ore in un’altalena di montagne russe in cui dobbiamo essere protagonisti e non spettatori.

 

Un messaggio che è tinto di forti emozioni, solenne, che vuole essere una richiesta d’aiuto affinchè l’esistenza venga vissuta con l’uso indiscusso del dialogo, nella libertà di essere se stessi, con l’estro di essere qualcuno, con o senza ritmo ad accompagnarci.

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