Cultura e Musica

Lomello: una città in un libro

La prima pubblicazione di un libro sulla storia della città lomellina, il cui nome somiglia molto a quello dell’area geografica in cui è situato, risale al 1995

Nel 2010, Gianfranco Magenta, personaggio attivo nella sua comunità, decise di riprendere parti non complete o nuove scoperte e di riproporle in una nuova copia.

A partire dall’ origine del nome, si denota già quanto le nozioni legate al passato, la città dispone e non è certificabile, ma le due possibili definizioni sono di origine ligure o gallica. In comune, invece, è decifrabile il nome Laumellum, deriva dal latino. Tradotto in francese, esso significa “luogo fortificato dai Levi”, una tribù gallica. Nell’ undicesimo secolo, la medesima area viene definita appartenente al territorio ligure alcuni rapporti tra i Levi.

L’epoca in cui vi han vissuto gli Etruschi è testimoniata dalla presenza di tre vasi, costruiti in ceramica grigia e, in superficie, neri. Solo essi sapevano come produrla. Oggi, è rintracciabile una necropoli nella parte finale di via Caldera, che viene denominata “Alle Brelle”. Scoperte nel 1881, da Giuseppe Volpi, il ritrovamento fu possibile, poiché alcuni braccianti, che stavano lavorando il terreno, notarono vasi particolari, detti olpi, purtroppo infranti. Il signor Volpi invitò la popolazione a consegnargli tutto quello che di storico e di insolito avrebbe ritrovato. Il Comune decise di investire budget per gli scavi, che non delusero l’amministrazione: infatti, vennero ritrovatie, in uno spazio ristretto, 60 tombe con oggetti di personali.

Dopo la sconfitta da 222, a Clastidium, l’attuale Casteggio, la popolazione fu sottomessa dai Romani: il generale Scipione giunse sino alle Alpi, proseguendo lungo la sponda del Po; Lomello diventò anche romana e, come è noto i romani, erano abili a costruire vie di comunicazione di trasporto: essa collegava la Pianura Padana alla Gallia transalpina

Il nome appare come fu definito nel II secolo d.C., dal geografo Claudio Tolomeo, nella sua opera, formata da otto libri esposizione geografica la parte romana di Lomello era situata nella nord-est più collinare e i resti delle sue mura erano osservabili fino al secolo scorso

Un altro elemento di interesse turistico è il mosaico ritrovato nel 1969, all’interno di un cortile dopo lo scavo: esso era formato da più tecniche. La Soprintendenza di Milano lo fece estrarre e ricomporre da un tecnico, al fine d’esporlo su una parete del castello locale. Esso appartiene a un’epoca, che va dalla fine del secondo secolo d.C. all’inizio del terzo secolo.

Il libro ospita una coinvolgente illustrazione sia testuale se grafica di una Lomello longobarda, poiché contiene numerose testimonianze di quel popolo.

In un momento di grave crisi, Lomello stringe un’alleanza con Milano, che è disposta nell’ aiutarla a riedificare il Castello e il Borgo, con una spesa che corrispondeva a 500.000 marchi di argento.

Nel 1400, dopo altri scavi, una nuova incursione di Federico Barbarossa e ripresero i lavori, attivati su indicazione del duca di Milano Gian Galeazzo Visconti: le cui iniziali, in stile gotico, vennero incise su un dipinto posizionato sul fondo di una nicchia, sul quale sono rappresentati un drago, nell’atto di divorare un saraceno

Nel 1500-1600, la città conobbe una fase di impoverimento a causa della epidemia di peste, narrata anche nel romanzo de I Promessi Sposi, di Alessandro Manzoni. Gli abitanti della Lomellina non si fecero, però, indietro e, con le risorse disponibili, ingegno e forza di volontà, iniziarono a costruire una diga che facilitava l’azione dei mulini e le irrigazioni dei campi, nonché iniziò la restaurazione di edifici religiosi: con il trattato di Utrecht del 1713, Lomello diventa francese, sotto il potere del Savoia e la sua posizione ne trae beneficio economico e sociale.

La Rivoluzione francese influì sull’assetto di molti stati e, quindi, le città europee e i relativi paesi conobbero l’ennesimo squilibrio.

Solo con il nuovo dominio del re di Sardegna, Lomello incontra un nuovo periodo di stabilità ma si dovette adattare alle nuove norme amministrative dei beni pubblici ma esistiti in precedenza il libro nella parte centrale riporta anche i temi di scuola elementare, in cui i bambini esponevano le loro riflessioni, non così poi tanto ingenue, poiché dovuti crescere in fretta.

I monumenti presentati sono sia oggetto di una visita turistica sia un ricordo: considerandosi un centro non ampissimo Lomello possiede molte attrattive che meritano un’occhiata, anche al loro interno.

La più famosa e antica è il Battistero di San Francesco ad Fontes, costruito nel X secolo, la cui parte esterna è simile alla basilica, cui è affiancato, la sua pianta è a forma di croce, alto 13 m e si racchiude in un arco tutto sesto. L’elemento cruciale che riguarda l’epoca longobarda è il Fonte battesimale, a forma di esagono regolare, che protende ad Oriente ispirato dalle tecniche di architettura utilizzate nella città di Aquileia. Nel 1939, il parroco, con l’autorizzazione del Comune, avviarono un restauro e una promozione, in cui, intervenne il ministro per l’educazione nazionale, Giuseppe Bollati.

Prima di concludere questo tuffo nella cronologia nell’ arte di Lomello, l’autore elenca alcuni personaggi che hanno contribuito a renderla quella che è oggi: essi non sono solo uomini, poiché la prima citata, la regina longobarda Teodolinda, intreccia il suo nome alla località in cui scelto di sposarsi con Agilulfo: essa investì molto tempo nel costruire e gestire chiese, poiché molto cattolica e, ancora una volta, l’origine del suo nome ci fornisce informazioni, sulla sua personalità: Theo popolo, Linda scudo: ella proteggeva il suo popolo.

 

 

 

 

 

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