Attualità

La realktà come video game

Intervento dello scrittore Fabrizio Uberto

Man is playing on the console. Man holding gamepad and playing RPG

Come nelle epoche più buie dell’umanità ( anzi direi persino peggio), assistiamo in questo periodo ad uno sdoganamento degli aspetti deteriori dell’animo umano ( quelli che ho già definito come ” sottosuolo” di dostoeveskjiana memoria). Impulsi che sembravano definitivamente relegati nella “spazzatura” della Storia ( razzismo, anti-semitismo, evocazione di scenari nucleari), vengono impudentemente riproposti nel discorso pubblico, senza che tutto questo susciti reattività ed indignazione.
Ma a ben vedere, c’è qualcosa di ancora peggiore dei contenuti già di per sé aberranti che vengono ammanniti alla (dis) attenzione popolare. Mi riferisco ad un fenomeno di scarnificazione del significato delle parole, ad un’evaporazione del terrificante contenuto di messaggi “sparati” da personaggi o categorie di soggetti che venderebbero una madre pur di scandalizzare.
Ad esempio si parla ormai a briglia sciolta di rischio concreto di una terza guerra mondiale, di possibile ricorso all’arma nucleare, senza però che vi sia un’effettiva realizzazione di ciò che questa iattura significherebbe sul piano dello sconvolgimento e della distruzione delle nostre vite.
Così come un manipolo di giovani senza cervello, nel cercare di egemonizzare a senso unico le solite manifestazioni pro- Palestina, si azzarda ad apostrofare ( e si noti bene, solo perché Ebrea), Liliana Segre, donna e senatrice di grande umanità, sopravvissuta alla Shoah, con l’epiteto di “immortale vittimista”.
Ma tutto questo ( esattamente come le asserzioni razziste dei Vannacci di turno) ormai non suscita più quelle reazioni che fino a qualche tempo fa ci si sarebbero aspettate da un’opinione pubblica sensibile e autenticamente democratica.
La parola in libertà infatti assume sia per il mittente che per il destinatario della comunicazione, qualcosa di irreale, perché paradossalmente trasforma l’indicibile ( in quanto tabù etico), in un ” quid” di incredibilmente” commestibile”, pur se disgustoso ed osceno, anche dai palati meno grossolani.
Così la realtà diventa un enorme videogame, nel quale ogni ignominia può essere ” giocata” da cialtroni d’azzardo, desiderosi solo di esibirsi e di stupire, inconsapevoli che la loro “vincita” può tradursi per tutti noi, nella più tragica delle sconfitte, in un esiziale “Game Over” delle nostre vite e dei nostri ideali.

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