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Empatia: un vocabolo che riguarda tutti noi

L’ empatia è una caratteristica umana di cui tutte le persone sono dotate. Esistono due casi che si traducono in patologie, nei quali l’individuo non possiede alcun grado di essa. Grado, poiché esiste una scala che misura l’empatia di ognuno. Inoltre, anche coloro che han grado zero possono essere suddivisi in sue sottocategorie: zero positivo e zero negativo. I primi sono più disponibili nell’aiuto del Prossimo, mentre i secondo non comprendono perché tocchi proprio a loro quel ruolo.

La curva matematica a campana è detta gaussiana ed è stata scelta come grafico che rappresenta il concetto di empatia.

Una definizione scelta per comprenderlo nell’ immediato è la nuova visione di un individuo nei confronti di una persona, i cui bisogni sono più importanti rispetto ai suoi.

In un’altra accezione, si illustrano due estremi del concetto, simili, nei confronti di coloro che sono molto empatici: l’iperempatia, come gli agatomani, ovvero quando si fa del bene al prossimo quasi con ossessione senza nemmeno che venga richiesto e la superempatia, quando ci si concentra più sull’ altro individuo che sul nostro benessere.

Come tutti gli estremi, non funzionano in una reazione umana sana.

Molti persone di fama mondiale sono empatici: Nelson Mandela, Madre Teresa di Calcutta e Martin Luther King, tre esempi principali. Essi si sentivano bene solo.se sapevo di aver contribuito, moralmente, Al miglioramento dei problemi altrui si ipotizza che se ai primi movimenti nazisti bene diffusa in modo universale la cultura ebraica in particolare le sue musiche e danze travolgenti, l’odio, verso quel popolo, non sarebbe stato causa di quello che ben conosciamo.

È possibile implementare la empatia?

Se l’individuo, soprattutto adulto, quindi con una coscienza già formata, non conosce una sfera affettiva proveniente dalla propria famiglia, per uno psicologo, è molto più difficile educarlo sentimentalmente. Infatti, l’educazione sentimentale è un argomento che potrebbe essere oggetto di un seminario a sé, in quanto, oggi, soprattutto nelle fasce scolastiche primarie, è un momento di incontro necessario da sperimentare con i più piccoli.

Si può fingere empatia?

Sì, ma a breve termine: se una persona non ci piace, è complicato e molto ipocrita costruire un rapporto amichevole duraturo.

L’ empatia deve essere equilibrata in quelle professioni in cui contatto fisico e sentimento con il prossimo sono importanti. Un esempio è rappresentato dalla categoria degli insegnanti e degli educatori, anche se, spesso, un insegnante è anche educatore. Essi han il compito di individuare e rinvigorire le eventuali debolezze di un alunno, affinché egli possa essere inserito nella classe, senza quelle lacune che influenzino il suo andamento, sia in termini di voti sia di attenzione. Un docente di sostegno, inoltre, deve essere molto empatico, poiché il rapporto che si crea con lo studente, che gli viene affidato, è istituito sulle fondamenta di una comprensione totale, con la fiducia del ragazzo nell’esprimere i propri dubbi e le proprie soddisfazioni.

Un auspicio del psicologi è che si possa introdurre un corso ad hoc per un pubblico adulto, che s’intitoli:” Educazione all’ empatia”: esso offrirà benefici sia a coloro che devono gestire i propri figli sia coloro che, comunque, gestiscono bambini. L’ansia dei problemi di un adulto, se non gestita, influenza il rapporto con la società e peggiora le sue qualità genitoriali o professionali nel rapporto con una fascia di età molto delicata, in cui essa forma il proprio carattere e che, in futuro, se necessario, sarà complesso da modificare.

 

 

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