Dal Pensiero alla Penna

La perseveranza esemplare contro il tempo.

Un giorno la paura bussò alla porta, il coraggio si alzò e andò ad aprire, ma non c'era più nessuno. Goethe

Mys di Taranto era un pugile.

Una faccia piena di pugni e di sogni infranti su ferite ed ematomi, un corpo che non aveva mai smesso di allenarsi con costanza nonostante le ripetute sconfitte.

La “nobile arte” del pugilato era per e solo per famiglie aristocratiche che potevano permettersi di praticare uno sport duraturo nel tempo ed assolutamente insoddisfacente.

Per i Greci la parola vittoria era l’unica cosa importante e Mys era un perdente.

Come tale si presenta alle Olimpiadi del 336 a.c. senza alcuna speranza e disilluso, ma alla conclusione dell’ennesimo incontro Mys volge lo sguardo verso i giudici per leggere il labiale inerente al verdetto visto che il suo udito era compromesso dai duri colpi infertigli durante le molteplici competizioni e capii le parole mai pronunciate prima per lui: vittorioso.

Mys ha quarant’anni quando vince le Olimpiadi.

Da allora l’espressione “Fare come Mys a Olimpia” significa “arrivare al successo quando ormai è dato per impossibile”. Non è il risultato finale che ha reso grande l’atleta, ma il suo indubbio valore e la sua costanza.

Una storia quasi magica giunta fino a noi grazie alla statua bronzea del pugile che è conservata al museo nazionale romano di Roma,  nota anche come Pugile delle Terme di Caracalla. Un’opera di Lisippo che attraverso millenni ci dona la bellezza di un’emozione che coinvolge ogni nostra più nascosta sillaba.  Ogni parola non è mai abbastanza se si è grandi, se si è sconsolati e si lotta per non cadere. E questo mi ha dato modo di riannodare i capi di una matassa fino ad oggi.

Non sono in condizione di prevedere ciò che accadrà, se la resilienza nostra, il mutuo soccorso e conforto, il senso di essere uniti e legati da un bene comune che avvicina il nostro piccolo mondo al piccolo mondo del vicino darà vita ad un modo di essere più generoso e solidale, sempre. Resistenza che suggerisce, neanche velatamente, di dare valore al tempo che scorre inesorabile ed all’ascolto più che al silenzio.

Quando usciremo da questa situazione di buio saremo altri individui più ricchi di valori avendo prestato attenzione a ciò che realmente conta e non quello che conta per noi singolarmente. Tutto sta mutando e ci ritroviamo ad essere apprendisti di vita nella nostra vita, in balia di un’inquietudine che evoca notti laceranti del passato. Noi tutti siamo un momento storico, sicuramente, temporaneo, destinato a passare che nella sua tragicità ci dona la possibilità di proteggere il prossimo e di salvare vite.

La radice dell’esistenza è nelle nostre mani.

 

 

 

 

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