Cronaca

NO ALL’ “ULTIMO INCONTRO”: “ULTIMO” RIFLETTETE

No al cosiddetto ultimo incontro. No, perché, ultimo, lo è in tutti i sensi.

Non si spiega come sia possibile quante ragazze e donne siano ancora convinte che vi possa essere un chiarimento, dopo situazioni evidenti già di violenza o di un’instabilità nel rapporto: ormai, finito l’amore, è quello di allontanarsi il più possibile da una persona, che non può più aggiungere altro in loro.

Pavia è stata ancora teatro di una spiacevole vicenda: fortunatamente, tra virgolette, finita con una visita in ospedale. L’ex-compagno ha aggredito la sua amata, che lo voleva lasciare. Il classico “ultimo incontro” aveva l’obiettivo di riunire i cocci a pezzi, iniziando un nuovo cammino insieme e gettare nell’oblio i rancori. Come, spesso, denunciano i fatti di cronaca, l’ultimo incontro consiste nel cercare di eliminare la persona, a meno che essa non accetti di instaurare una nuova vita di coppia, ma con il medesimo compagno, o provocarle un danno, che le rimanga in modo visibile.

Se ne parla spesso, poiché il motivo è, terribile comunicarlo, all’ordine del giorno: l’amore, finito almeno da parte di un membro della coppia, non deve far chiudere gli occhi di fronte alla quasi mai esistenze razionalità: colui che vuole un chiarimento non è di buonumore, anzi, ha già innescato un moto di rabbia, che può sfociare in lacrime, in botte o nella maniera più agghiacciante, se l’aggettivo è sufficiente a dipingere il grado di pericolo cui si va incontro.

Se qualcuno, soprattutto in luoghi affollati, in cui è più immediato farsi notare e chiedere ulteriore aiuto, nota qualche situazione incerta tra due litiganti, ovviamente non solo in un caso di relazione sentimentale, di cui è comprensibile la paura nell’intervenire, in quanto l’aggressore può essere armato, almeno chiami le Forze dell’Ordine, poiché è, con pochi dubbi, in rischio l’incolumità di, almeno, una persona. Sembra banale, ma a quanto pare non lo si ripete a sufficienza.

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