Politica

Una mossa populista

Riflessione del politologo Franco Astengo

Mi permetto di disturbare le mie (eventuali) interlocutrici e interlocutori tornando sull’argomento delle dimissioni di Zingaretti per cercare di argomentare meglio alcune ragioni che, dopo una prima affrettata valutazione, ritengo proprio di dover confermare.

Sì: al di là dell’esito concreto (rientro, nomina di un altro/a segretario/a, indizione di un congresso, ecc) la mossa del segretario PD è stata una mossa di stampo prettamente populistico interna al quadro dominante del richiamo di quella cosiddetta “antipolitica”.

Non ci troviamo, come recitano le litanie di molti organi di informazione mainstream, dentro alla solita dannazione della sinistra divisa tra correnti e scissioni.

Da questo punto di vista è sufficiente ricordare il mezzo usato per annunciare le dimissioni: la solita Facebook ormai vera e propria agorà dello scontro politico; “terza camera” che ha sostituito le trasmissioni di Bruno Vespa.

Da leggere il testo del post di Zingaretti, in particolare in due passaggi : “ Mi vergogno del partito di cui sono segretario”; “si parla di poltrone e primarie, quando in Italia sta esplodendo la terza ondata del Covid”.

Il primo passaggio sembrerebbe in perfetta linea con l’eventuale organicità di un’alleanza con il M5S: ma non l’attuale M5S “ministeriabile”, ma quello antico, originario del Vaffa day. Un Vaffa lanciato verso l’interno per una squalifica complessiva.

Una vergogna che si lega al secondo passaggio che davvero appare la quintessenza di una copertura populista: “mentre sta esplodendo la terza ondata del Covid” la responsabilità della crisi è di chi parla di poltrone (la sua) e di primarie. Quindi :conservazione del potere (non mettete in discussione la mia carica) e negazione della forma di democrazia (quasi diretta) che ha fin qui ispirato il meccanismo fondativo dello stesso PD (assieme alla dimenticata “vocazione maggioritaria”) e cioè le primarie.

Oltre, naturalmente, a cercare di sollecitare l’espressione pubblica ad una certa “pietas”.

Siccome è difficile credere ad un atto di puro nervosismo e si deve pensare a un testo studiato e meditato si può ben affermare che siamo di fronte a un vero e proprio ulteriore “scivolamento” nel passaggio dalla “democrazia dell’apparire” all’ “apparire della democrazia” o meglio dalla “democrazia recitativa” alla “recitazione della democrazia”.

Nel frattempo l’operazione del governo Draghi ha realizzato, dal punto di vista politico, un pieno rilancio della centralità del centro destra e, in particolare, della Lega con uno spostamento d’asse molto rilevante in termini di riferimenti economici, geopolitici, sociali e culturali.

Le “dimissioni” (tra molte virgolette) di Zingaretti dalla segreteria del PD contengono così chiaro il significato di una mossa populista destinata a cercare, prima di tutto, di coprire le contraddizioni che attraversano quel partito dopo che è stata compiuta l’ennesima operazione trasformistica per rimanere agganciato al governo.

Il governo (più ancora che i residenti in ZTL) rappresenta ormai, da molto tempo, la sola ragione sociale del PD dopo il fallimento della vocazione maggioritaria (del resto il PCI fu sciolto all’insegna dello “sblocco del sistema politico” quale unica ragione costitutiva di quella scelta).

La mossa compiuta con queste dimissioni non riesce però a cogliere il punto della debolezza complessiva del sistema politico italiano ormai costretto, nel suo insieme, al trasferimento della governabilità al di fuori dal proprio perimetro in una “zona grigia” retta dalla tecnocrazia considerata il solo strumento valido per rivolgersi a una società del tutto sfrangiata, priva di riferimenti plausibili di identità sociale.

Sono saltati troppi parametri e non basterà certa un’operazione anche spregiudicata di tentativo di “sparare sul quartier generale” standoci dentro.

E’ mutata radicalmente la forma di governo costituzionale eppure non pare ci sia la volontà di analizzare la condizione della democrazia italiana, proprio in questo momento di assoluta emergenza.

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