Cultura e Musica

“Titanic”: la tragedia e la sua rinarrazione del 1997

Il 30 marzo 1911 viene diffusa la notizia dell’enorme opera navale, denominata Titanic, essa era un transatlantico, che segna un passo indelebile nel progresso industriale.

La marina mercantile della città di Belfast afferma che nell’aprile dell’anno successivo, esso sarebbe salpata dal porto di Southampton, con la disponibilità di un carico, pari a 2500 passeggeri. Coloro che si sarebbero imbarcati avevano come obiettivo, principalmente, una nuova esistenza negli Stati Uniti.

Con questa introduzione, ci troviamo nell’omonimo film, un capolavoro indiscusso di tutti i tempi, con un giovane Leonardo Di Caprio, senza un dollaro, che gioca a carte, scommettendo la conquista del biglietto, con l’euforia del giovane che, dopo molti desideri repressi, sta per realizzare il proprio futuro, laddove per gli europei esisteva un posto dignitoso, che meriterebbe ciascun essere umano.

La sera del 14 aprile, però, la gioia di chiunque fosse a bordo, benestante o appartenente a un ceto inferiore, si interruppe, poiché, a causa di una nebbia fitta, il capitano non riuscì ad avvistare in tempo l’iceberg di elevate dimensioni e lo scontro fu catastrofico.

L’angoscia è ancora indelebile nei ricordi di chi è sopravvissuto e ha raccontato in momenti successivi quanto l’aggettivo “inaffondabile” fosse utilizzato a sproposito. Quella nave, la cui pellicola, ogni volta che la si vede, è un’emozione che non ha concorrenza sul mercato cinematografico, come la prima d’aviazione divenne un inferno i primi a salvarsi furono donne e bambini che vennero aiutati a raggiungere le scialuppe di salvataggio non sufficienti per tutti i passeggeri poiché era fuori ipotesi un evento di quest’entità.

I tentativi di soccorso furono inutili e i sopravvissuti possono definirsi, a tutti gli effetti, “miracolati”: su 1513 passeggeri effettivi, si salvarono soltanto 711 persone, di cui 2 italiani.

Il ricordo sarà difficile da gestire, ma gli Stati Uniti rimangono un’ancora di salvezza per le generazioni future, che riuscirono a raggiungerli, costruendosi quel “sogno americano”, che i loro nonni non riuscirono a realizzare.

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