La Storia

Festa patronale di Broni e di San Contardo

Broni, anticamente Cameliomago o Camillomagus, è stata fondata da una tribù di Liguri, appartenente alla grande famiglia dei Celti. Le prime notizie certe si hanno dai tempi delle guerre puniche: infatti si parla di Broni intorno al 201 a.C. come territorio occupato dagli avamposti di Annibale. Nel 114 a.C., il Console Marco Emilio Scauro fa costruire la via Emilia e da allora questo centro assume maggiore importanza.

Sotto la dominazione romana, Broni fa parte dell’Agro Piacentino e più tardi, sotto i Goti, dell’Agro Ticinese, di cui Ticinum (Pavia) era capoluogo.

Il 1249 è un anno di importanza fondamentale per la storia di Broni: il 16 aprile vi muore Contardo principe d’Este, pellegrino diretto a San Giacomo di Compostella, in Spagna: in seguito ad eventi miracolosi, proclamato santo, Contardo viene nominato Patrono di Broni.

Dal 1650, la cittadina conosce un periodo di graduale ripresa: l’economia rifiorisce, la popolazione aumenta e la cittadina Broni diventa, dopo Voghera e Stradella, il terzo borgo dell’Oltrepò Pavese per ordine d’importanza e per numero di abitanti.

Nel 1700, l’intera Lombardia passa dal governo spagnolo a quello austriaco; l’amministrazione diventa più ordinata ed efficiente, tra cui la coltivazione dei vitigni.

L’ ultimo sabato di agosto è la Festa patronale di Broni, in onore di San Contardo d’Este. Ogni sabato, infatti, alle ore 8:00, al Monte di San Contardo, viene celebrata la Santa Messa. Esso spicca sullo skyline di questa area del Basso Oltrepò Pavese.

Il patrono di Broni al quale il colle è dedicato, trascorse in preghiera gli ultimi momenti della sua vita terrena.

Era la domenica del 25 agosto 1996, quando centinaia di persone parteciparono all’inaugurazione dei lavori di riqualificazione della strada e del colle, il cui obiettivo è di tramandare, alle nuove generazioni ,un luogo tanto caro.
La Via Crucis che “accompagna” il visitatore lungo la salita al Monte ed è stata progettata dallo scultore pavese Angelo Grilli: quindici stazioni, realizzate con precisione, a Deruta, la “capitale” della ceramica. Il loro significato è di immediata comprensibilità e  suscita emozioni.

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