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“Dentro le istituzioni sportive”: Roberto Mancini ct del negazionismo o solo ardente fautore della riapertura degli stadi?

A quanto pare il commissario tecnico della Nazionale Italiana, ci è ricascato. Dopo aver incrociato la sua spada con il ministro Speranza per una ampia riapertura degli stadi e con il presidente Gravina, il CT non pago ha rilanciato sul proprio profilo Instagram una vignetta di significato “negazionista”.  Ad una sola settimana dalla sua visita al Cimitero monumentale di Bergamo e con l’Italia intera nel pieno della seconda ondata, Mancini tenta di minimizzare il Covid con toni e modalità irresponsabili, forse inadeguati al suo ruolo. “Hai idea come ti sei ammalato? Guardando i TG”. Questa è l’opinione espressa dal CT in una story ispirata dalla situazione di emergenza sanitaria ed economica che sta attraversando l’Italia, e il mondo intero, a causa della pandemia Covid-19 che ha travolto l’intera umanità dall’inizio del 2020.Il CT si era già fatto notare per alcune sue dichiarazioni discutibili durante gli impegni degli Azzurri in Nations League nel mese che sta per finire ed aveva puntato il dito contro Ministro della Salute, Roberto Speranza, dicendo “Pensi prima di parlare”, oppure impugnando il vessillo del condottiero nella lotta alla riapertura degli stadi affermando che “La vita deve andare avanti, riapriamoli”. Il presidente della FIGC, Gabriele Gravina, aveva pubblicamente cercato di mettere un freno alle posizioni inadeguate del CT della Nazionale A ma il Mancio, che aveva risposto al numero uno delle Federazione “Siamo in democrazia e ho espresso la mia idea”, dopo pochi giorni ci è ricascato. L’Italia sta attraversando un periodo difficile dopo che i mesi estivi avevano lasciato pensare ad un lento ritorno alla normalità, tanto che alcuni avevano scongiurato l’arrivo della temutissima ‘seconda ondata’ ma non è andata così. Anzi, la situazione nelle ultime settimane è peggiorata di giorno in giorno con numeri che non danno conforto per le settimane a venire e per ciò che potrà succedere. La curva dei contagi cresce, i numeri salgono giorno dopo giorno e il Governo è costretto a prendere nuove misure di contenimento per scongiurare un nuovo lockdown ma uno degli esponenti più importanti dello sport in Italia dice che le persone si ammalano a causa dell’informazione. La visibilità, la responsabilità e l’importanza sociale che ha un personaggio come il CT della Nazionale Mancini di dovrebbe conoscere: esporsi in questo modo su un tema del genere, promuovendo una vignetta di cattivo gusto e a rischio fraintendimenti, è di certo grave per il momento che stiamo vivendo. Un’uscita meritevole di “dimissioni” secondo qualcuno più che un filotto di sconfitte o un obiettivo fallito sul campo. Sminuire l’emergenza lanciando un messaggio, neanche troppo velato, vale a dire, che la colpa sarebbe di chi  informa su ciò che accade ogni giorno nel nostro paese rilanciando attraverso un profilo social seguito da 577mila persone un messaggio di stampo negazionista e veicolando parole che qualche giorno fa venivano utilizzate in una manifestazione a Roma per dire che il Covid è un’invenzione. Negli ultimi mesi si è parlato spesso di “terrorismo mediatico”, che locuzione infelice e di cattivo gusto in un momento simile, come se ci siano persone felice per ciò che sta succedendo: tutti vorremmo tornare alla normalità il prima possibile, e per tutti gli ambiti della nostra vita, ma in questo momento è richiesta una grande responsabilità nelle azioni e nelle parole, perché possono salvare vite in entrambi i casi. In un momento in cui dobbiamo resistere alla seconda ondata, che tanti avevano scongiurato e di cui ora iniziamo a constatare con mano la forza, senza cedere alla paura non abbiamo bisogno di uscite infelici. Dobbiamo farlo con responsabilità e senso civico, tutti. Compreso il commissario tecnico della Nazionale. Per dovere di cronaca va detto che Roberto Mancini dopo questo “scivolone” si è scusato sempre a mezzo social, dichiarando la sua buona fede e cinguettando su Twitter: “Volevo sdrammatizzare in un momento complicato e non mancare di rispetto ai malati e alle vittime del Coronavirus”. La sensazione purtroppo è quella che questa polemica sia solo all’inizio.

Felicino Vaniglia

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