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Denunciare gesti violenti: un imperativo

Nonostante il caos mediatico che crea divisioni e paura, prima ancora della contagiosità effettiva del virus, nelle famiglie con problemi personali, le situazioni possono prendere due vie: la prima è purtroppo peggiorare; la seconda è rendersi conto che, “fuori” dalle propria mura è in svolgimento un delirio e fra due persone, che, almeno un tempo, si sono amate è possibile cercare un accordo.

I fatti di cronaca non rispecchiano la seconda realtà e non aprono nemmeno uno spiraglio di luce.

Un episodio allarmante è accaduto a Broni e riguarda la lite tra conviventi, nella quale la donna subisce una lesione all’occhio, con la prognosi di 55 giorni, ammettendo che non è il primo gesto compiuto con violenza dal compagno. Considerando le sue testimonianze, anche se non seguite da un’effettiva denuncia, i carabinieri han proceduto d’ufficio. L’aspetto grave, che crea indignazione e non è il primo caso in Italia, riguarda il fatto che, avendo, ora, cambiato residenza, in un luogo “più sicuro”, la compagna diventa “ex” e l’uomo non perseguibile immediatamente, ma occorre analizzare in modo preciso le versioni delle testimonianze di entrambi. Ipocrita sarebbe confermare questa sicurezza: l’uomo non è dietro le sbarre e, considerata la sua mente poco lucida, potrebbe aggredirla ancora. Non è la prima volta che, in Italia, una donna vittima di violenza non denunci perchè non verrebbe subito tutelata, sia fisicamente sia legalmente e una ripercussione del compagno è sicuramente più rapida rispetto la burocrazia. L’ auspicio è che la donna si sia rivolta a centri anti-aggressione, attivi e in crescita, nella Provincia di Pavia.

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