Appunti e Disappunti

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PERCHE' l'EUROPA DEVE TIFARE BIDEN

 

Poichè Trump sembra avere capito che non può pensare di strappare a Biden la nomina a Presidente degli USA, Biden, il candidato che ha vinto le elezioni, ha cominciato ad individuare i componenti del suo governo ed ha indicato Janet Yellen come Segretario al Tesoro. La Yellen era stata con Obama Presidente della Federal Reserve nel tempo in cui Christine Lagarde era direttore del Fondo Monetario Internazionale.
Entrambe, Yellen e Lagarde, non sono dei tecnici propriamente detti, essendo state scelte rispettivamente per gli incarichi precedenti di Presidente della FED e Direttore del Fondo Monetario Internazionale ed entrambe condividono la visione neokeynesiana della politica economica, che ha per fondamento l’effetto moltiplicatore degli investimenti e conseguentemente gli effetti moltiplicatori dei consumi.
Yellen come Presidente della FED aveva adottato politiche monetarie simile a quelle di Draghi alla BCE. La Lagarde, oggi alla testa della Banca Centrale Europea, ha portato gli interventi della BCE a livelli mai immaginati negli acquisti di titoli pubblici.
Alla luce di ciò è fondato l’auspicio che Yellen e Lagarde possano lavorare di comune accordo per convincere i partner del G20 a coordinare i piani degli interventi economici per rilanciare la ripresa delle singole economie economie, tenendo conto che occorre formulare piani di riconversione delle varie economie nazionali, soprattutto in vista anche del rilancio degli accordi sul clima e tenendo conto della presenza della Cina come potenza imprescindibile della rivoluzione delle economie industriali.
L’economia di tipo keynesiano fu il fondamento degli interventi economici dal 1948 al 1952 quando una massa monetaria enorme fu messa a disposizione dei Paesi che erano stati distrutti dalla guerra. La maggior parte di quei fondi fu messa dagli USA, che era l’unico Paese, di quelli alleati contro il nazismo, il fascismo e l’imperialismo giapponese, il cui sistema industriale non era stato distrutto dai bombardamenti. Non solo, l’industria americana marciava a pieno regime sostenendo quasi interamente l’economia di guerra degli Alleati, mentre il sistema industriale dell’Europa e del Giappone doveva essere ricostruito essendo stato pressochè dai bombardamenti effettuati nella guerra.
Gli economisti americani avevano messo in guardia sulle possibilità di implosione dell’enorme potenzialità di produzione dell’industria americana una volta che le forniture belliche fossero drasticamente diminuite per la fine delle ostilità. Implosione che avrebbe determinato inflazione e disoccupazione. La Repubblica di Weimar ne era stata l’esempio più terrificante.
Allora, seguendo gli insegnamenti di John Maynard Keynes, fu ideato un sistema di aiuti finanziati, in larga parte a fondo perduto, per i Paesi distrutti dalla guerra. Questo avrebbe consentito di convertire gradualmente l’industria americana e, soprattutto di creare mercati, interni ed esteri, in grado di comprare i beni prodotti dall’industria americana.
Un esempio di queste decisioni di politica economica lungimirante, fu l’ideazione del cosiddetto “piano Marshall”: piano proposto nel 1947 dal Segretario di Stato americano G. C. Marshall, che prevedeva aiuti da accordare per la maggior parte in forma gratuita (e per il resto a lunghissima scadenza – fino a 40 anni). Questi aiuti venivano concessi sotto forma di beni inviati gratuitamente a fronte di piani di sviluppo nazionali chiamati a redigere la lista dei beni da richiedere. Per fare questo, inizialmente fu costituita, nel 1948, per l’Europa, l’Organizzazione Europea per la Cooperazione Economica (OECE), organismo internazionale per la realizzazione del piano Erp (European Recovery Program) all’interno del cosiddetto Piano Marshall.
L’Italia ricevette fondi pari circa all’11% dei Fondi del Piano Marshall.
Quando si esaurirono gli effetti della guerra e le nazioni furono ricostruite, si ebbe una sorta di età dell’oro delle economie dei singoli Stati che si dedicarono ad aumentare il livello di vita delle popolazioni amministrati dai vari governi, tenendo conto che la guerra fredda costrinse tutti i Paesi dei due blocchi contrapposti ad investimenti molto cospicui in tecnologia militare, prima fra tutte quelle relative alla conquista dello spazio.
Dopo il 1991 con l’implosione del sistema comunista le spese militari ebbero una decrescita significativa ed il mondo dovette fare fronte ad un’altra fonte di crisi: la “globalizzazione”. Le nazioni dell’ex Patto di Varsavia avevano economie sottosviluppate ed i loro lavoratori avevano salari e diritti sindacali più ridotti di quelli occidentali ed erano fortemente orientate a sostenere sistemi politici nazionali che incoraggiavano, anche attraverso politiche fiscali assai favorevoli, l’insediamento di complessi industriali (soprattutto a bassa evoluzione tecnologica).
Il sovranismo ha tra le parole d’ordine più forti, l’espressione “prima i miei connazionali “: Trump dice “prima l’America”, BoJo (Boris Johnson premier del Regno Unito) si è battuto per la Brexit , l’AFD (il Partito di estrema destra in Germania, si batte per lo sviluppo soprattutto dell’ex DDR (la Germania dell’est), e così via.
Le teorie economiche del sovranismo sono derivate da Davis Ricardo che le aveva teorizzate più di duecento anni fa, quando l’economia era prevalentemente agricola. La rendita ricardiana fu criticata, fra gli altri, circa un secolo fa da un economista austriaco, Joseph Alois Schumpeter nel suo saggio “La teoria dello sviluppo economico” del 1932.
Da ultimo, teniamo presente che il più grave limite della politica di industriale di Trump, fu non capire che il Covid-19 avrebbe colpito in maggiore misura le economie occidentali, piuttosto che non quelle asiatiche che per ragioni, anzitutto, di organizzazione democratica interna stanno uscendo dalla crisi più rapidamente e più razionalmente delle economie occidentali. Il superamento delle politiche sovraniste (che hanno dimostrato in quest’anno tutti i loro limiti) ha fatto riscoprire l’inadeguadezza delle politiche economiche monetaristiche che nella seconda metà del XX° secolo hanno dominato con Milton Freedmann, negli Stati Uniti di Reagan e Bush e nel Cile di Pinochet.
Oggi il panorama delle economie mondiali assomiglia, per alcuni aspetti non marginali, al secondo dopoguerra mondiale. C’è bisogno di una riconversione globale delle fonti di produzioni industriali, per adeguarle alle regole di un’economia meno inquinante e tecnologicamente più evoluta.

(Lorenzo Ivaldo)

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