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“Stalker”: una riflessione-recensione

La casa editrice Einaudi, nello scorso 2019, ha pubblicato un libro, solo in apparenza dedicato ai giovani, poiché leggerlo giova ogni età: Stalker. Il concetto di stalking fa riferimento a una persona con comportamenti persecutori nei confronti di un’altra, in ambito affettivo. Nella maggior parte dei casi, la relazione unilaterale inizia con una serie di gesti carini verso l’Altro, ma, se non accettati, essi diventano sempre più frequenti e meno piacevoli, arrivando anche alla violenza, prima, psicologica, e, poi, fisica.

In un climax ascendente di sensazioni, tra cui la paura di una vendetta, “l’oggetto del desiderio” non può nascondere questo macigno e, oltre che a confidarsi con i propri familiari e con le persone più care, deve rivolgersi a centri di aiuto, contro la violenza sulle donne. Oggi, in tutto il Paese sono in crescita e numerosi esperti, con una formazione psicologica, sono disponibili, anche gratuitamente, a colloqui e a conseguenti azioni Lo stalking è punibile come reato dall’ articolo 612-bis del Codice penale: esiste da quando esiste l’umanità, non aveva un nome e, in Italia, è stato riconosciuto come reato solo nel 2009.

La dottoressa pavese Barbarah Guglielmana, conosciuta anche come poetessa e attivista nella lotta contro le ingiustizie sociali, ha avuto il piacere di leggere il romanzo e conferma quanto sia necessario che lo conosca chiunque. Inizialmente, Barbarah era incuriosita dal modo in cui l’autore, quindi un individuo di sesso maschile, Daniele Nicastro, avrebbe un tema così delicato quanto ingombrante. Il segnale di allarme scatta quando, nonostante una risposta negativa, utilizzando toni educati, quasi amichevoli, colui che si è innamorato di noi o, almeno, crede di esserlo, inizia una folle corsa, affinché, nella propria mente ossessiva, prima o poi, otterrà quell’amore unilaterale e malato, che lo gratificherebbe, nella sua mentalità perversa.

Il titolo dei capitoli indica come si inclini in modo negativo il rapporto, fino a quando l’intervento della Polizia diventa necessario; tuttavia, occorre ricordare che la burocrazia italiana è molto lenta e la donna deve essere tutelata in una tempistica molto breve. Barbarah pone anche l’accento sulla scelta editoriale di non rispondere a una provocazione con violenza, ma facendo emergere quanto sostegno offra la famiglia e coloro cui siamo più vicini. Inoltre, l’autore cita l’esistenza di questa legge, che, oggi, è spesso discussa nei tribunali, italiani e non solo. Infine, una dote che la dottoressa-lettrice fa emergere è l’empatia che provoca quella narrazione, coinvolgente fino a perdere il contatto con la realtà e a gioire e a soffrire con Floriana, la protagonista. Un applauso all’autore e un ringraziamento per la sua interpretazione alla nostra Barbarah.

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