Attualità

Il carcere non sempre è una soluzione funzionale

Poco importa la pena in carcere.

Una mente ossessionata non guarisce soltanto con l’isolamento: un uomo di 34 anni, originario di Vigevano, ha tentato di rubare un auto a Milano, litigando con il suo proprietario, che ha compreso il tentativo di furto. Il ladro si sarebbe giustificato, quasi come fosse una necessità: “Vado ad ammazzare mia moglie”. Riesce a partire e a raggiungere Vigevano, in stato confusionale. Fortunatamente, le Forze dell’Ordine locali si sono insospettite dell’uomo alla guida e lo hanno fermato per accertamenti.

Le associazioni, nate con l’obiettivo di tutelare le donne vittime di violenza, insistono sul fatto che un uomo, già denunciato per molestie e, addirittura, finito in carcere, non può essere reinserito nella società, senza prima aver seguito un percorso psicanalitico, che possa confermare quanto la furia omicida e sessista non sia più presente. La reclusione, in questo come in molti altri casi, è servita solo a proteggere la sua famiglia nei mesi in cui è stata imposta, ma, nel frattempo, egli non deglutiva la non riuscita vendetta nei confronti della coniuge.

Un uomo, di indole violenta, necessita una vera e propria rieducazione e l’auspicio è che non abbia più alcun approccio con il suo passato.

 

 

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