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Archiviato il caso doping di Schwazer: «Le urine furono alterate»

Alex Schwazer nel 2008 ANSA/Kay Nietfeld

“Archivazione per non aver commesso il fatto”. Cosi’ il Tribunale di Bolzano pone fine al processo di primo grado per doping ad Alex Schwazer.

Tutto era nato da un controllo del primo gennaio 2016, in seguito al quale il tribunale di arbitrato sportivo aveva condannato il marciatore a una squalifica di 8 anni, che sta ancora scontando. L’atleta ha sempre contestato la validità di questo secondo caso di presunta positività, puntando il dito sugli anomali valori, altissimi, del Dna contenuto nella provetta, dichiarandosi vittima di un complotto.

“Falso ideologico, frode processuale e diffamazione”, sono questi i reati che il gip del Tribunale di Bolzano, Walter Pelino, ipotizza nei confronti di chi avrebbe manipolato le provette di Alex Schwazer, nella sentenza sul processo doping nella quale la posizione del marciatore e’ archiviata per “non aver commesso il fatto”. Alex Schwazer ha appreso la notizia dell’archiviazione dell’inchiesta doping mentre si stava allenando. La sentenza permetterà all’ex campione olimpico di rivolgersi alla Corte Federale Svizzera per annullare la squalifica fino al 2024 inflitta dal Tas di Losanna.

“Sono molto felice che dopo 4 anni e mezzo di attesa finalmente è arrivato il giorno in cui è stata fatta giustizia”, è il commento di Schwazer. “Probabilmente non potrò dimenticare tutte le cose -prosegue in un file audio diffuso attraverso la sua manager Giulia Mancini-, ma il giorno di oggi mi ripaga un po’ di tante battaglie che insieme ad altri che mi sono stati vicini ho dovuto affrontare in questi quattro anni e mezzo, che non sono stati per nulla facili”. Alla fine rimane un atleta distrutto che poteva dare ancora molto allo sport ed è stato rovinato per un errore procedurale delle federazioni. Un caso clamoroso che grida davvero giustizia, ed in tutti i sensi.

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