Politica

La percezione dell’apparire

L'opinione del politologo Franco Astengo

In un suo articolo misurato al riguardo del rapporto tra proprietà intellettuale e diffusione del messaggio (”Il Manifesto” 24 febbraio) Vincenzo Vita pone un interrogativo cruciale che riporto per intero “Gli “over the top” (da Amazon a Google, a Facebook, a Microsoft, a Twitter) sono i legittimi intestatari di ciò che diffondono ovvero ne sono semplici veicolatori?”.

E prosegue: “Non si può uscire dalla contraddizione con un puro esercizio mediatorio. La questione ha una valenza generale. Aut aut non et.et”.

Così si sta toccando il cuore del problema: dalla società dello spettacolo allo spettacolo della società (e della politica) .

E’ questo il terreno del mutamento nel rapporto tra struttura e sovrastruttura, nell’allargamento dei “cleavages” che determinano la teoria delle fratture.

Non basta più la contraddizione principale ma anche quelle che pensiamo “nuove” e che abbiamo inserito nella categoria della strutturalità debbono essere considerate oggetto di questa “strategia dell’illusione”.

Quelle che appaiono oggi le questioni principali emergenti compresa quella sanitaria globale (senza pensare,ad esempio, alle caratteristiche assunte nel tempo dal tema ambientale , dell’energia e delle materie prime che servono alla tecnologia) sono ormai tutte racchiuse nell’interrogativo di fondo che riguarda come, da chi, perché e quando sono veicolate le notizie che le riguardano: o meglio “il loro sembrare”.

La condizione materiale di vita di miliardi di persone si collega direttamente con l’influsso che si è capaci di esercitare sulla “percezione dell’apparire”.

Un influsso sull’apparire che ormai si esprime nella molteplicità vorticosa del messaggio e rappresenta così il punto di arrivo e quello di partenza dell’agire dialettico.

Un influsso che si ottiene mescolando fonte e trasporto della comunicazione.

E’ questo il punto che allora rappresenta il vero elemento da affrontare nella realtà delle contraddizioni operanti.

L’influsso che si esercita sulla “percezione dell’apparire” è ormai elemento strutturale dell’agire culturale e politico, inimmaginabile ai tempi della vecchia “stampa e propaganda” anche nei più raffinati regimi totalitari.

Si tratta di provare a riflettere davvero in questa dimensione non soltanto sul piano teorico considerandolo l’elemento determinante dell’agire politico: una riflessione che rimane ancora tutta da elaborare ma che non può che partire da una riaffermazione necessaria del valore dell’esercizio continuo dello “spirito critico” soprattutto rivolto verso il mutamento nelle forme della democrazia.

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