Attualità

Per lo sport dilettantistico la ripresa appare assai difficile. È proprio il caso di dire “armatevi e …partiti”.

“Armatevi” di buona e santa pazienza e “partite” per una nuova avventura che consiste nella lenta ma tanto attesa ripresa di quella attività agonistica che è rimasta congelata per tanti e troppi mesi fino al punto di fare arrugginire anche ogni nostra buona volontà. Una sosta decisamente troppo lunga con interruzione degli allenamenti e parzialmente anche dei campionati che da qualche settimana sono ripresi con tutte le difficoltà previste da superare. Le società sportive dilettantistiche sono state per fra le vittime preferite di questa pandemia, peraltro, non certamente ancora debellata e che si farà sentire ancora per molti mesi. I dirigenti ed i tecnici, peraltro mai rimasti fermi in questi mesi, si trovano di fronte al problema di motivare i loro giocatori e di convincere le loro famiglie che il peggio sta passando e che è giunto il momento di riprendere l’attività sportiva per non mandare in fumo anni di lavoro e di sacrificio. Ma anche dirigenti e tecnici devono ritrovare quella motivazione che poi, a loro volta, va trasmessa ai ragazzi ed agli atleti. Se poi si guardano le casse sociali, ci si accorge che se sono praticamente “vuote” perché di aiuti e di incentivi economici se ne sono visti davvero molto pochi; mentre le spese correnti dei club hanno continuato a correre ed ad aumentare. È pur vero che quello dei tecnici dei dirigenti è una vera e propria missione che si fa ad ogni costo e ad ogni condizione ma è altrettanto vero che ogni missionario ha estremo bisogno di un minimo di mezzi per poter operare e compiere la sua missione. Dovrebbero essere le diocesi (governo regioni enti locali) ad aiutare i missionari ed a farlo non solo con inutili belle parole!. I dirigenti hanno imparato a muoversi anche senza aiuti ma i tempi sono così difficili che senza mezzi ed aiuti ogni impresa diventa difficile se non impossibile. L’unica fonte delle entrate per i club dilettantistici erano rappresentate dalle quote versate dalle famiglie degli atleti, famiglie che alla luce dell’attuale momento di grande crisi ,non sono più in grado di versare lasciando le casse del club a “secco”. Riprendere i campionati, significa pagare l’utilizzo degli impianti sportivi ,pagare i materiali e le spese di trasferta ed altro ancora, ma allora chi paga?. Più che “Pantalone” pagano i pantaloni dei dirigenti dalle cui tasche devono uscire i soldi necessari. È un ginepraio da cui è molto difficile venire fuori se si vuole riprendere a giocare e a fare sport.  Spaventa non poco, anche la programmazione delle future attività estive,fatte di stage e di tornei precedentemente programmati:  oggi non si possono assolutamente fare dei programmi se alla base degli stessi non vi sono le sufficiente coperture economiche. Vivere la giornata nello sport anche puramente dilettantistico non ha più nessun senso né logica.! I giovani peraltro vogliono delle certezze e devono sentire intorno a sé una società sportiva solida e con le idee ben chiare nelle sue ambizioni. Occorre che qualcuno si metta una mano sulla coscienza e questo qualcuno non possa essere che le istituzioni che devono rendersi ben conto di come lo sport sia l’unica forma di recupero dei giovani, da quel disagio giovanile di cui tanto si parla e che esiste veramente e che sta diventando dilagante. Chi da dovere di aiutare i giovani lo faccia e lo faccia subito prima che sia troppo tardi per il loro recupero sociale.

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