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Insegnare e mescolare le nozioni con amore

Questo articolo è dedicato a quella tipologia di insegnante che svolge la sua professione, impegnando la propria anima, prima della razionalità.

Rita Mosca è una maestra che, nonostante sia molto più difficoltoso cercare di tenere un rapporto a distanza, con bambini della scuola primaria, non ha rotto la continuità con i propri giovani alunni e i genitori si sono complimentati, per questa sua innata umanità.

Rita lavora alla scuola primaria di Dorno, parte del plesso di Garlasco.

Ho avuto di modo di conoscerla nell’occasione di creare un ‘associazione di beneficienza, in cui, ognuna di noi, con le proprie competenze, auspica di “urlare BASTA al femminicidio”, aiutando donne, vittime di qualsiasi violenza. A partire già da questa introduzione, potete intuire quanta apertura al Prossimo abbia questa insegnante.

Consulto il sito del suo istituto e scopro con soddisfazione, quanto esso risponda ai requisiti di usabilità: nel linguaggio informatico, il vocabolo significa “praticità nella navigazione”, ovvero che anche l’utente meno esperto della Rete posso trovare le informazioni, che sta cercando, Anche questa premura nel presentarsi all’avanguardia rappresenta un ottimo biglietto da visita, per coloro che sono interessati ad iscrivere i propri figli, a lavorarvi o ad altre collaborazioni.

Rita è conosciuta per i suoi metodi di insegnamento, non solo canonici: definiamola una Maria Montessori del Duemila.

La scorsa esperienza è stata la creazione delle cosiddette pigotte, ovvero le bambole create a mano, diventate nel 1999, simbolo dell’Unicef. Esse sono un giocattolo, con un valore, in realtà molto più intrinseco che il mero intrattenimento: la loro vendita è una risorsa, il cui ricavato viene inviato a un’infanzia meno fortunata. La loro genitrice fu Jo Garceau, ispirata, sin da quando, piccola, osservava la nonna realizzare bambole di pezza, come regalo di Natale.

Rita è molto coinvolgente nel far svolgere lavoretti manuali, sfruttando molteplici tecniche artistiche e i suoi allievi non possono che essere entusiasti di nozioni, acquisite sia con lo studio tradizionale, sia con idee innovative.

 

Come si adotta una Pigotta | UNICEF Italia

 

Insegnare è molto di più che, ad esempio, indicare quanto sia importante l’italiano, la matematica, la geografia e le altre materie, inserite nei programmi didattici. Non importa l’età, “moderno o all’antica”, un insegnante deve essere anche un comunicatore, ovvero deve entrare in empatia con l’alunno. Disporre di attenzione a sufficienza per tutti gli alunni, se in media, la classe ne è costituita da una quindicina, è ovvio che non è facilmente gestibile, ma un sorriso nei loro confronti è un motivo per invitarli ad essere “dalla tua parte”.

Non è necessario un metodo “rigido”. Soprattutto con la scuola primaria e secondaria di primo grado: per esperienza personale, si può scoprire che, anche l’alunno più distratto, avendo libertà di esprimersi, riesce a trovare quella concentrazione di cui non ne conosceva l’esistenza.

In questo ultimo anno, più che prima, i ragazzi hanno bisogno di relazionarsi fra di loro e con gli adulti. I progetti, ormai già in corso di concretizzazione, che ha presentato Rita possono diventare un format, se lei d’accordo, a cui i suoi colleghi possano ispirarsi.

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