Salute&Benessere

Pinarolo Po e la sensibilizzazione verso la violenza femminile

 

Partecipare a un consiglio comunale aperto e ascoltare le decisioni che il Comune vorrebbe adottare e l’impegno che una Giunta, sia di maggioranza e di minoranza, costituita da una varia estrazione di generazioni, è un interfacciarsi diretto con gli abitanti, che osservano quanto impegno sia necessario prima di assumersi un incarico in qualche progetto. Il paese è da sempre attento alle esigenze sia dell’ individuo sia della collettività. Il tema che ha rivelato un impatto consistente, sia da parte delle autorità sia dal pubblico, compreso coloro che han seguito con i canali social, è stato l’approvazione di interventi rapidi, snellendo burocrazie aberranti, nel combattere il femminicidio, La violenza, in particolare sulle donne, conosce più sfaccettature: non esiste “la” violenza, poiché sono  numerose le sue sfaccettature, tra i quali emerge la violenza psicologica, che, spesso, provoca danni peggiori dell’altra più conosciuta, la violenza fisica.

In questi anni, in particolare con le prime rivolte femminili dagli anni Settanta, di parole se ne son dette molte, di fatti se ne sono conclusi pochi.

Barbara Favalli, mamma e nonna, si rende conto quanto si sia lottato e quando sia necessario educare una fascia di età che possa già essere consapevole delle diversità e della intimità tra uomo e donna, attraverso il gioco, nell’ età prescolare, sostenendoli in ore scolastiche dedicate a una disciplina, che è molto più di una materia: l’educazione sessuale. Spesso, maschi e femmine, soprattutto nell’età dell’adolescenza, strumentalizzano il proprio corpo con una serie di motivi e, oggi, essi sono “oggetti” da osservare, complimentandosi o criticandoli.

Quando il ragazzino o la ragazzina inizia a navigare in Internet, deve essere preparato a una serie di tematiche e, soprattutto, un controllo dei genitori, affinché egli non sia lui il provocatore.

Nicoletta Marchesi, tra i membri della Giunta, l’incarico di  relazionarsi con un’associazione contro la violenza femminile: C.h.i.a.r.a., acronimo non casuale, in memoria di Chiara Poggi, che perse la vita, a Garlasco, nel 2007, le cui cause e il cui omicida conducono al fidanzato. L’indignazione e lo scalpore furono inammissibili: nessuno avrebbe pensato che i reati avrebbero conosciuto una quasi abitudine.

L’ Onlus è un centro di ascolto e di sostegno in Oltrepò Pavese, a Voghera; gli altri due in provincia di Pavia sono K.o.r.e. e LiberaMente.

Nicoletta e il sindaco, Giuseppe Villani, chiedono una riflessione da parte delle due operatrici. Patrizia invita il pubblico ad ascoltare qualsiasi “campanello d’allarme”, quando, anche in una conversazione fra amiche, una parola, un atteggiamento o anche un segno sul volto possono indicare qualche episodio da denunciare, prima che sia tardi.

Quando, come inviata dal quotidiano, chiedo a Patrizia se e quado si possa visitare la loro attività, incalcolabile come valore sociale, rispondono che sono disponibili a farsi ascoltare dai canali di informazione, scusandosi per la settimana seguente, questa, in cui avevano già molti appuntamenti e pochi secondi sono stati esaurienti per comprendere quanti casi da aiutare esistono anche nelle nostre realtà. Non stiamo citando la violenza verbale, che, in alcuni casi, si insinua nell’autostima di una ragazza, che conoscerà ostacoli nel costruirsi una propria famiglia, alla ricerca di un uomo che dovrà farsi amare e ricredere: non tutti gli uomini sono uguali.

Poco, si parla poco, si avvisa quasi con il timore di danneggiare l’animo di una conoscente, vittima di una qualunque violenza: un insulto, uno schiaffo, una minaccia, il dolore fisico non può che aumentare. “Prima, il mio compagno era aggressivo, poi gli ho fatto capire che non avrei potuto tollerarlo ed è diventato un’altra persona. Ora, lo amo come la prima volta che ci siamo incontrati”. Questa è una testimonianza contraria a quelle che siamo soliti ad ascoltare, sia in prima persona sia da altri. È la frase che ogni donna, vittima di un amore tossico, vorrebbe pronunciare. Frase che, quasi in ogni occasione, non è ascoltata, in quanto dal sapore “utopistico”.

L’unico imperativo è non avere terrore dell’uomo che, un giorno, promise di amarci, e che, oggi, è un altro. Un “essere” da cui prendere le distanze e pretendere dalla Legge una tutela, come un luogo in cui abitare, controllate dalla polizia e con l’obbligo di allontanamento da un “uomo”, anche se non merita questo appellativo, che non sa amare nemmeno sé stesso.

 

Contatti: 328 9556295

Il servizio di reperibilità h/24 è gestito da operatrici volontarie, con conoscenze nel gestire, almeno in un primo approccio, un’assistenza con gli Enti istituzionali e sanitari, gli operatori del servizio nazionale 1522 e le donne che contattano il centro antiviolenza trovandosi in una situazione di urgenza/emergenza.

Il prossimo incontro, in una serie di collaborazioni tra il Comune di Pinarolo Po, sensibile a questo tema, e C.h.i.a.r.a. è il “tè letterario”, l’ 11 novembre, in uno spazio interno, nel Campo Giochi del paese.

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