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Presepe sull’ex-Torre Civica di Pavia

Molti pavesi e pendolari che, quel 17 marzo 1989, per un qualsiasi motivo, erano nella città di Pavia, soprattutto nei pressi del centro storico, ricorderanno un rumore pari a un’esplosione, le cui conseguenze non furono molto differenti: la Torre Civica, parte del complesso che costituiva il Duomo dell’ex capitale longobarda, è crollata in pochi secondi, ma con danni, fisici e psicologici, che rimarranno in eterno. Alcune vittime e uno shock che lo si può notare ancora negli occhi e nella voce di chi testimonia quell’ evento, ormai lontano, ma indimenticabile, e la possibilità di rivedere la situazione nei video presenti su Youtube, spezzoni anche dei telegiornali di quelle date.

Gli scavi proseguirono alcuni giorni e il Duomo fu riaperto al pubblico, solamente ventidue anni dopo, con l’ipotesi, fino ad ora non realizzata, di una ricostruzione della torre. Essa era stata innalzata del dodicesimo secolo e la sua altezza era di ben 78 metri: tra mattoni, sabbia e granito, il suo crollo ha creato un frastuono che è ancora presente nei ricordi di coloro che si trovavano in zona.

Il Duomo venne subito chiuso al pubblico: un gruppo di fedeli stava partecipando alla Santa Messa, ma, udito qualche rumore, essi uscirono subito, incontrando a pochi metri la tragedia.

L’estate precedente, durante una forte tempesta, una parte era già stata danneggiata, ma gli esperti non avevano sostenuto fosse urgente ripararla. Ora, di conseguenza, non si sarebbe più potuto rischiare la frequentazione dell’edificio, senza che, prima, fosse prima ristrutturato.

Quest’anno, per onorare quel resto di un monumento che, purtroppo, ha inserito una pagina nella cronaca che nessuno avrebbe voluto leggere, è stato allestito un semplice, ma dal profondo significato, presepe. L’obiettivo della comunità e far ricordare ai passanti quanto sei importante l’unione in famiglia e l’importanza del dono più grande che ci ha dato Dio ovvero la vita che è possibile ammirare nella culla di Gesù nascente l’obiettivo della localizzazione è anche l’occasione di riunire, senza assembramenti, le persone in una preghiera che arrivi fino alle vittime disastro solo in parte evitabile. I controlli, negli anni, vennero eseguiti, ma gli strumenti a disposizione non potevano offrire una precisione come quelli attuali.

L’impegno che, quest’anno, la Chiesa ci invita a seguire è pregare senza sfiduciarsi, non cadendo in quella trappola dell’entropia, ovvero l’abbondanza di informazioni, che rischia di manipolare la nostra anima. IL popolo cristiano deve continuare, pur titubante, il suo retto Cammino.

 

 

 

 

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