Attualità

La Fake Realtà

Riflettiamo su questa lettera del 1933

” Tesoro mio, finalmente trovo il tempo di scriverti. E non so come esprimere tutto il mio dispiacere per dover passare all’estero, lontano da te, questi giorni di festività, comprese le celebrazioni per l’anno nuovo. Purtroppo il mio mestiere di cronista mi impone questi sacrifici e spero veramente che l’anno prossimo non sarà così e ci sarà concessa la possibilità di trascorrere questo periodo magico nell’intimità della nostra casa. Che altro posso dirti? Ah sì che il giornale mi ha chiesto un reportage particolare, una sorta di affresco sugli umori che percepisco alla fine di quest’anno così inquietante. Ebbene ti confesso di avere avuto qualche difficoltà a descrivere quanto richiesto dal mio Direttore. Le mie sensazioni, carissima, sono contradditorie: da un lato anche qui ho di fronte l’immagine di una normalità di maniera, il solito festoso tran tran di gente affannata nella corsa all’ultimo regalo, in fondo il tentativo di mettere la sordina alle inquietudini dell’anno appena trascorso. Eppure, sotto traccia, percepisco che molte persone, pur tacendo, inizino a dubitare di molte cose, come se le notizie che vengono propinate siano in generale parziali o partigiane, e che non riflettano fino in fondo ciò che realmente sta accadendo. Accanto a questi, si desume dalla lettura dei media locali, pare che altri cittadini abbiano assunto atteggiamenti di individualismo sfrenato, edonistico, totalmente incurante dell’equità sociale e del benessere collettivo. E la mia impressione e’ che questi comportamenti siano, esattamente come da noi, per così dire fomentati dal cattivo esempio di noti arruffa_ popoli, ossessionati da una frenetica ricerca di visibilità. Sembra cioè che stia lievitando un trend sibillino, nel quale spinte autoritarie che si nutrono della negazione della realtà, vengono contrabbandate come innocue carnevalate, tanto da indurre i più sensibili a chiedersi che cosa realmente si nasconda dietro la volontà di potenza di certi personaggi, affetti da tempo da ipertrofia dell’Ego. Maree di truci figuri sfilano per le piazze, aizzano odi razziali mascherati da finte buone ragioni, opinionisti ruffiani ribaltano il buon senso, pur di sostenere i loro refrain preconfezionati. Ma nello stesso tempo, a confondere le acque, pure in questa terra non mancano le rassicurazioni del Capo dello Stato e il vecchio establishment si affanna a ripetere che nulla di veramente preoccupante accadrà. Caro amore non vorrei turbarti, ma purtroppo questo sento. E cioè che i giochi si stiano facendo, un po’ come da noi, sopra le teste di ignari ( ma talvolta complici) cittadini e temo siano giochi eversivi. Per questo non vedo l’ora di riabbracciarti, per inebriarmi della mia unica certezza, il nostro inestimabile amore.
Un grande bacio e un caldo pensiero dal tuo giornalista preferito
Berlino, 4 gennaio 1933.

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