Attualità

Nulla sarà più come prima

Opinione dello scrittore Fabrizio Uberto

Come quei bimbi lanciati in ciechi futuri. Tra un aperitivo e l’altro in spiagge brulicanti di nuova voglia di vivere, tra una risata forzata e immersioni refrigeranti di rimozione delle nostre tensioni invernali, alcuni di noi hanno però la percezione che nulla sarà più come prima.  Che sia la perdita di un affetto importante ( amico o famigliare), a causa della famigerata pandemia, o la scomparsa di una figura altruista e per certi versi eroica come quella di Gino Strada, o ancora il tramonto della speranza democratica con il bieco ritorno al Potere dell’orda talebana, qualcosa si è spezzato dentro di noi, un Quid che al momento non ci appare più come recuperabile. Ci sentiamo dentro una palude di un non senso, o almeno di un senso oscuro che intravediamo ma stentiamo ad accettare, ( un solo esempio per tutti: come mai questa concomitanza tra il ritiro degli americani dall’Afghanistan e la contemporanea riconquista di quel martoriato Paese da parte degli estremisti islamici, forse che la cosa alla fin fine convenga ai miserabili mercanti di armi e agli stessi governanti Usa, come strumento per controllare L’Isis?) Così, la mente ridondante di questi interrogativi, ci viviamo un po’ come quei bimbi di Kabul, ( con la dovuta differenza rispetto alla sorte di quelle disgraziate creature), lanciati tra le braccia dei soldati occidentali da madri disposte a perderli, pur di consegnarli alla speranza di un futuro migliore.  Anche noi in fondo, ci consegniamo a un futuro cieco e denso di incognite, a causa della barbarie egotista di negazionisti del Covid, di scriteriati rave party ( in relazione ai quali ha “brillato” l’imbelle assenza dello Stato e degli organi di Polizia, così solerti invece quando si tratta di manganellare persone inermi), nonché di pervicaci no-vax, che non arretrano, nonostante i dati allarmanti sulle nuove spedalizzazioni e terapie intensive che coinvolgono nella stragrande maggioranza dei casi, proprio persone non vaccinate. In una parola,  suggestionati dalle immagini strazianti che ci arrivano da Kabul, che ci parlano di una ben più disperata tragedia collettiva, smarriamo il senso di un futuro, che ci appare sempre più nebuloso e inquietante. Perché imprigionato in una società che rischia di morire di egoismo, forsennato edonismo e assenza di ogni razionalità.

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