Politica

L’anniversario della nascita del Partito Popolare Italiano

Il 18 gennaio 1919 in un albergo romano, un piccolo gruppo di persone riunite attorno a don Luigi Sturzo, dava vita al Partito Popolare. Il Partito Popolare Italiano (PPI) è stato un partito politico italiano fondato il 18 gennaio 1919 da Don Luigi Sturzo insieme a Giovanni Battista Bertone, Giovanni Bertini, Giovanni Longinotti, Achille Grandi, Angelo Mauri, Sebastiano Schiavon, Remo Vigorelli e Giulio Rodinò. Per la prima volta i cattolici italiani, hanno avuto così un loro partito di riferimento. La  ricostruzione dell’evento destinato a rivoluzionare il quadro politico italiano assume notevole rilievo. Spaventata dall’avanzata del partito socialista, la gerarchia ecclesiastica rimuove il “non expedit”, la disposizione di Pio IX che impedisce ai cattolici di partecipare alla vita politica, una protesta contro lo Stato Italiano per la perdita del potere temporale e la mancata indipendenza della Santa Sede. Il nuovo partito otterrà ottimi risultati alle elezioni, ma avrà vita breve.Alle elezioni politiche del novembre 1919, il Partito Popolare Italiano prese il 20,6% dei voti eleggendo 100 deputati. Tiepido il rapporto con il governo Nitti, fu invece più forte nel giugno del 1920, la collaborazione con il governo Giolitti, del quale gli uomini di Sturzo fecero parte con alcuni ministri. Successivamente, durante l’occupazione delle fabbriche nel settembre del 1920, il Partito Popolare Italiano elaborò un progetto di azionariato operaio delle aziende che fu avversato da Giolitti, ma che non costituì l’unico momento di attrito. Nelle elezioni del maggio 1921, il PPI confermò le proprie posizioni con il 20,7% dei suffragi e 107 deputati. Tre suoi elementi di spicco entrarono nel successivo governo Bonomi. Febbraio 1922: all’apertura della crisi di governo, don Sturzo si disse contrario al diffuso proposito di un nuovo ministero Giolitti, e alla fine il Partito Popolare accolse la proposta di un esecutivo Facta, al quale il PPI prese parte con tre ministri. Poi, mentre la violenza degli squadristi fascisti colpiva le organizzazioni sindacali e politiche dei popolari, soprattutto nella Valle Padana, e il conservatore Pio XI saliva al soglio pontificio, il PPI tra l’inarrestabilità della crisi istituzionale e il radicalizzarsi dello scontro politico, perse progressivamente capacità di iniziativa fino a decidere, tra mille perplessità, l’ingresso nel governo guidato da Benito Mussolini dopo la “Marcia su Roma”: ottobre 1922. La politica di avvicinamento dei fascisti al Vaticano e le divisioni all’interno del PPI, portarono alle dimissioni di don Luigi Sturzo, costretto all’esilio a Londra. Nel luglio 1923, il fondatore venne sostituito alla segreteria del partito da un triumvirato formato da Rodinò, Gronchi e Spataro. Nelle elezioni dell’aprile 1924, condizionate da manganello, olio di ricino e brogli elettorali, il Partito Popolare Italiano non andò oltre il 9% dei voti e 39 deputati. Il rapimento e l’omicidio del socialista Giacomo Matteotti, spinsero il PPI guidato da Alcide De Gasperi ad aderire alla famosa secessione dell’Aventino. Tutto questo aumentò la distanza con le posizioni della Chiesa; aspetto che indebolì ulteriormente il Partito Popolare Italiano. Con le “leggi fascistissime”, l’inizio della dittatura fascista, la soppressione delle libertà civili, il PPI nel 1926 cessò ogni attività. Il partito dei cattolici rinacque con la Resistenza cambiando nome: Democrazia Cristiana. Quella DC che guidò la Repubblica italiana dal 1948 al 1992. Il crollo del Muro di Berlino, la fine della “Guerra Fredda” USA-URSS e Tangentopoli, spinsero la Democrazia Cristiana a provare a rinascere tornando al vecchio nome di Partito Popolare. Ma fu una breve parentesi: i nipotini di De Gasperi implosero e si riciclarono aderendo o fondando altri partiti. In seguito il Partito Popolare Italiano (PPI) è stato in seguito un partito politico italiano di centro, fondato il 18 gennaio 1994 quale erede diretto della Democrazia Cristiana.

Lascia un commento