Due Chiacchiere con l' Arte

FREUD A GAZA,SEMINARIO, SABATO 24 MARZO,COLLEGIO GHISLERI

 

Ghislieri 24 febbraio 2024

Freud a Gaza

 

Una recente lettera di ebrei per la pace, Voci ebraiche per la pace promossa, tra gli altri, da Gad Lerner, recita: “A cosa serve la memoria se non aiuta a fermare la morte a Gaza e in Cisgiordania?”.

Parafrasandone il messaggio, con il Seminario Internazionale Freud a Gaza. Il testimone auricolare vogliamo chiedere e chiederci: “A cosa serve pensare se non aiuta a fermare la morte a Gaza e in Cisgiordania?” .

Mariano Horenstein, importante psicoanalista ebreo argentino dell’International Psychoanalytical Association, ha voluto dare questo titolo inquietante e provocatorio alla Lectio magistralis che terrà nell’Aula Goldoniana del Collegio Ghislieri la mattina di sabato 24 febbraio.

Horenstein – come Marco Francesconi e Daniela Scotto di Fasano, organizzatori dell’evento, fa parte del Gruppo di Studio Internazionale Geografie della psicoanalisi, coordinato dal 2008 dalla psicoanalista Lorena Preta, presente tra i relatori della giornata assieme a Silvana Borutti, filosofa, Anna Beltrametti, grecista e studiosa della tragedia greca, e Paolo Pintacuda, docente all’università di pavia di lingua e letteratura spagnola.

Perché Freud a Gaza? A indicare l’importanza di portare la forza del pensiero – quello della Psicoanalisi in particolare – a riflettere su contesti nei quali al posto del pensiero governano la violenza e la distruttività. All’atroce massacro perpetrato da Hamas a Israele il 7 ottobre, Netanyahu ha dato il via a un’azione militare che ha già ucciso oltre 28.000 palestinesi e molti soldati israeliani, mentre a tutt’oggi non ha un piano per uscire dalla guerra e la sorte della maggior parte degli ostaggi è ancora incerta, come ricordano i firmatari della lettera di Mai indifferenti.

Proprio su questa estrema contraddizione, a un mese dalla ricorrenza della Giornata della memoria, si interroga Horenstein: come è possibile che l’essere stati vittime della Shoah non impedisca ad alcuni tra gli ebrei di mettere in atto e legittimare crimini? Queste terribili avvenimenti stanno alimentando l’odio antisemita. Criticare l’attuale posizione politica di Israele non può alimentare l’antisemitismo. Parimenti, Hamas non è tout court e semplicisticamente l’arabo.

Horenstein nella sua Lectio si chiede insistentemente: “Chi sono i perseguitati in Medio Oriente?”. I palestinesi costretti a emigrare nel sud di Gaza o i giovani israeliani massacrati e presi in ostaggio dai terroristi di Hamas quando solo pochi secondi prima ballavano al ritmo della musica elettronica? Gli ebrei della diaspora che sognavano di tornare in una terra sicura ed essere liberi dai pogrom avvenuti sul suolo europeo, o i palestinesi che, avendo vissuto per generazioni in quegli stessi luoghi, sono vessati sia dai coloni israeliani sia dai presunti fratelli arabi che chiudono loro le frontiere? I termini Shoah e Nakba possono essere usati nella stessa frase? E afferma che gli psicoanalisti debbano stare sempre dalla parte dei perseguitati. Pensare dalla parte dei perseguitati. Il che equivale a pensare contro il potere. Perché se la psicoanalisi merita di continuare ad esistere, non è solo perché porta un notevole sollievo a chi vi si affida. Non solo perché offre un insieme di teorie che descrivono il funzionamento psichico dell’essere umano come nessun altro sapere. Soprattutto perché la Psicoanalisi è pensiero critico in una contemporaneità dove prevale il pensiero unico.

Nel pomeriggio, ciascuno dal proprio vertice disciplinare, la filosofa, la grecista e l’hispanista ne discuteranno il contributo assieme a Lorena Preta, a Marco Francesconi e al pubblico.

Si tratta di un evento particolarmente prezioso non solo per chi si occupa della salute mentale m anche per studenti, insegnanti, educatori in senso lato e per quanti seguono con apprensione questo ‘declino’ dell’umanità nella guerra tra Israele e Hamas.

Di Manuela Montemezzani

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