Attualità

Perché Sanremo è Sanremo

«Signori e signore, benvenuti al Casinò di Sanremo per un’eccezionale serata organizzata dalla RAI, una serata della canzone con l’orchestra di Cinico Angelini. Premieremo, tra duecentoquaranta composizioni inviate da altrettanti autori italiani, la più bella canzone dell’anno.»

Era la sera del 29 gennaio 1951.

Una musica esce da un dispositivo elettronico, ai tempi degno di innovazione: la radio.

Le canzoni, allegre o malinconiche, iniziavano essere trasmessa nella prima puntata della kermesse canora sanremese.

Non esisteva ancora la televisione in Italia, che arrivò nel 1954, ma molti furono gli ascoltatori.

Vinse Nilla Pizza, con il brano Grazie dei fiori e, ormai, da oltre mezzo secolo, l’inizio di ogni anno, è segnato da quella che oggi è una tradizione, che crea una diatriba, soprattutto nelle fasi di crisi economica: “Quell’ investimento” potrebbe salvare numerose circostanze. È risaputo quanto sontuoso sia l’allestimento della località ligure, nonché, ovviamente, del teatro Ariston stesso, ma, già in passato, alcuni dettagli erano stati ridimensionati: quello che deve emergere è l’essenza dei cantanti.

Alcune edizioni sono indimenticabili e hanno portato scandali e stupori: come scordare l’entrata in scena di Elio e le Storie Tese, nell’edizione 1996?

Singoli, duetti e gruppi di ogni genere hanno calcato il palco, poiché la musica non conosce confine: basti accedere a un video su Youtube, parte del Festival 1992, con protagonisti il gruppo sardo dei Tazenda: la loro canzone, Pitzinnos in sa gherra, è presentata nella loro lingua originale. Sì, il sardo è considerata una lingua, non un dialetto.

Quando i Paesi esteri erano ancora lontani e raggiungerli era meno attuabile, i giovani imparavano, davanti al televisore e in riviste di gossip o specializzate, com’era la vita adolescenziale e i loro idoli a migliaia di chilometri dall’Italia. Le urla delle ragazze, euforiche e in attesa da ore, all’arrivo dei Take That, nel 1994, sembra di udirle ancora oggi.

Come sarà il Festival “ai tempi del Covid”?

I nostri antenati lo hanno conosciuto sintonizzandosi su una radio: comunque vada, sarà un’emozione (e non da poco, parafrasando un’altra pietra miliare della gara, Anna Oxa).

 

 

 

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