Cultura e Musica

Gli anni di Verrua Po

I documenti che citano il nome del nostro paesello ci informano che ha già una certa età, ma la porta in modo splendido.

Salvata dallo smog tipico delle città, Verrua Po è situata su una pianura molto fertile e ha da sempre dimostrato quanto la natura possa stupire l’uomo. Un’ennesima conferma giunse nel secolo scorso, quando, per un caso vero e proprio: un agricoltore locale provò a seminare il crisantemo, la cui coltivazione proveniva dalla più mite Liguria, ma il nostro terreno l’accolse come un amico di vecchia data e invitandolo, una volta all’anno, a crescere e a mostrarsi in tutta la sua bellezza. “Mostrarsi” è l’azione che ispirò a una vera e propria cerimonia, dal 1969: ” La Mostra del crisantemo”.

Fingiamoci abitanti negli anni del boom economico: finalmente rasserenati, dopo il martirio di due guerre atroci, camminiamo per le vie alla scoperta di luoghi che, purtroppo, oggi, sono solo un ricordo nel profondo del cuore di coloro che, bambini, adolescenti e adulti, hanno vissuto gli anni d’oro del paese, parafrasando il titolo di una canzone del celebre Max (non penso serva specificarne il cognome).

È sabato e, dopo la scuola, un gruppo di ragazzini si domanda cosa fare nel pomeriggio, sottointeso nel proprio paese: bicicletta o motorini, la movida era già eclatante nel centro stesso di Verrua, eccetto coloro che preferivano le corse in zone più sterrate.

Non era da escludere la visione di un film al cinema o di una festa danzante, in una delle balere che, ancora oggi, molti ci invidiano. Il mio confronto, forse esagerato, va alle immagini dei saloni, che il film Titanic ci ha svelato. A voi, il giudizio, poiché il mio non è espresso, purtroppo, per esperienza in prima persona. In quella cornice, sontuosa senza dubbi, le feste godevano di un’atmosfera magica: quanti applausi, quante sfide e quanti amori!
Il decennio successivo vide un ampliamento del settore formativo, con l’apertura di un ampio istituto dedicato alla scuola media, oggi, definita “scuola secondaria di primo grado”, alla cui cerimonia partecipò quasi l’intero paese e non solamente gli interessati e le loro famiglie.

Ogni evento, all’epoca mondano o formale, coinvolgeva gli abitanti che han sempre contribuito all’evento stesso.

Dopo l’estate, tra canti, balli, giostre e bancarelle, nonché i locali numerosi e colmi di clienti, arrivava l’autunno e, con sé, l’aspetto negativo della posizione in cui si trova il paese: il rischio di piogge abbondanti avrebbe allertato, e lo fece più volte negli ultimi due secoli, la popolazione. Nel novembre del 1994, la situazione precipitò, quasi da far sgomberare l’intera area, non solo quella più vicina all’argine.

A scuola, noi di prima elementare, non avevamo ancora ben imparato i punti cardinali, che già ci venivano accennati i concetti di: fiume, piena e alluvione. Concetti, poi, ripresi e approfonditi nell’ottobre 2000: seconda media e nuova allerta di esondazione.

In qualche quadro appeso nella maggior parte delle nostre case, vi è uno scatto di una nevicata, del mese di aprile, negli anni Sessanta. Nessuno si sarebbe aspettato quella del gennaio 1985, quando un fidanzato attraversò due paesi a piedi, con la neve al ginocchio, pur di andare a trovare quella che sarebbe diventata, a pochi mesi, la sua futura sposa.

Io ricordo la prima nevicata notevole degli anni Duemila. Era una domenica mattina e mi trovavo in un’aula dell’oratorio, come aiuto-catechista, mentre attendevamo l’inizio della lezione, mi accorgo che i bambini, già arrivati, si precipitano alla finestra, con i loro occhioni spalancati e non nascondono la loro euforia: quel momento mi fa ancora un’enorme tenerezza: erano nati nel 1995 e quella fu proprio la loro prima nevicata.

Quei bambini, che tenevo per mano lungo il tragitto oratorio-chiesa, stanno già raggiungendo enormi traguardi nella loro carriera professionale. Il legame non è cambiato, solo che ora non consiglio più loro come riappacificarsi dopo un bisticcio, poiché l’hanno ampiamente compreso.

Le recite, la Santa Messa animata dai più piccoli e dalla chitarra, i cartelloni preparati durante alcune ore di catechismo ed esposti di fianco all’altare, i pomeriggi dedicati alla preparazione dell’incontro diocesano dei giovani, a Cegni. E, ancora: le escursioni in giornata, tra cui, quella più gettonata, Gardaland, le piacevoli e, a volte comiche, domeniche a teatro, in cui, ammirando bravi e bei attori, anche l’occhio aveva la sua parte.

Il Nuovo Millennio ha chiuso alcune attività, ne ha aperto di nuove, ha suggerito molti progetti, di cui alcuni conclusi altri no.

Ora, siamo fermi in un limbo, con corsi di ballo latino-americano a metà, attività parrocchiali rinviate, pellegrinaggi cari ai verruesi, in cui si pregava e ci si divertiva poiché Dio vuole l’armonia tra i suoi fedeli. Ora, stiamo aspettando una nuova possibilità e, quando quell’ intruso che si è presentato lo scorso anno, decide di salutarci, avremo ancora più disponibilità a ricostruire un futuro migliore per tutte le emozioni di cui siamo stati, barbaramente, privati.

Si sono rialzati i nostri bisnonni dalle catastrofi, possiamo farcela anche noi: è il minimo che dobbiamo loro.

 

 

 

 

 

 

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